In un allestimento poetico e visionario già ammirato lo scorso anno e firmato per la regia, le scene e i costumi da Stefano Poda, va in scena nella 103° edizione dell'Arena di Verona Opera Festival il Nabucco.
L’opera diventa un viaggio senza tempo dal conflitto alla riconciliazione, dalla superbia alla speranza, tra umanesimo e tecnologia. Titolo da sempre amatissimo in Arena per la sua intrinseca e spettacolare coralità, nella nuova produzione Nabucco è già stato definito “atomico”: grandi elementi simbolici e disegni di luci innovativi si combinano sulla scena, al servizio del dramma di Verdi che racconta un conflitto non solo fra popoli ma all’interno di ogni individuo.
Nabucco, originariamente "Nabucodonosor", è un'opera lirica che illustra la condizione di schiavitù del Popolo Ebraico in terra babilonese. L'amore travagliato è il tema cardine dell'opera: già dal primo atto si delinea la una doppia storia d'amore e gelosia tra le due figlie del re babilonese Nabucco, Fenena ed Abigaile con l'ebreo Ismaele.
Sullo sfondo il contrasto fra la fede nell'unico dio degli ebrei e la divinità pagana di Belo. Il dio degli Ebrei dapprima colpisce con un fulmine Nabucco, poi ne ispira le conversioni del re e della figlia Fenena. L'opera termina con la vittoria del bene sul male attraverso il suicidio di Abigaile, usurpatrice del trono di Babele. Suggestivo e emozionante il coro degli Ebrei che, sulle sponde del fiume Eufrate, invoca la patria lontana sulle note del Va Pensiero.