Veneto da leggere, sulle tracce dei grandi autori

Testo introduttivo

Ci sono luoghi in cui la letteratura non si legge: si attraversa, si respira, si riconosce nel paesaggio. Il Veneto è una geografia viva di parole, dove i versi, i romanzi e i pensieri dei grandi autori diventano bussola per viaggi inattesi.

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Interno con statua della casa di Petrarca ad Arquà Petrarca
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Sono i Colli Euganei a ospitare le parole del Padre dell’Umanesimo: il Parco Letterario Francesco Petrarca segue le orme del poeta che qui scelse di vivere gli ultimi anni, a Arquà, tra cipressi e versi latini. Ma questo non è un viaggio in solitaria: da Shelley a Byron, da Foscolo a Goethe, queste colline hanno attirato menti inquiete e sguardi profondi. L’itinerario si muove tra eremi, giardini, borghi e pievi, disegnando un paesaggio letterario che sfugge alla cartolina e si radica nella memoria.

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Facciata con scalinata e giardino della casa di Petrarca ad Arqu� Petrarca
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Delta gigantesco, intricato, meraviglioso. 

Così scrive Emilio Salgari ne I Misteri della Jungla nera, uno dei romanzi di fantasia dedicati a Sandokan. Se ormai è cosa nota che lo scrittore non ha mai viaggiato nei luoghi dove ha ambientato i suoi romanzi, in pochi sanno che l’ispirazione per descrivere il Delta del Gange nasce sull’isola del Boschetto, un tratto del fiume Adige a sud di Verona, che ai tempi era un’area selvaggia e boscosa.

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Cartolina mandata dagli dei. 

Nato e vissuto tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, il poeta Andrea Zanzotto dedica proprio ad esse queste parole così auliche. La poetica di Zanzotto vive del territorio che lo circonda, il dolce e variopinto paesaggio della Marca Gioiosa et Amorosa, epiteto medievale – ma valido anche oggi – della provincia di Treviso, famosa per la sua vita spensierata e per il buon vino.

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Santo Stafano frazione di Valdobbiadene di notte tra le Colline del Prosecco
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Davide Busetto
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Più serio e austero fu Dino Buzzati quasi a voler ricordare le montagne tra le quali nacque e non dimenticò mai: le Dolomiti Bellunesi. Fu uno dei più grandi scrittori del Novecento e rileggere le sue opere ci fa entrare in un viaggio senza tempo, dove gli emozionanti paesaggi montani sono protagonisti di mondi in cui l’uomo è soltanto comparsa. Alla Schiara, la montagna che vedeva dal balcone di casa sua, dedicò lo scritto L’amico Schiara. Ma è dai paesaggi solitari e misteriosi della Valmorel, nel comune di Libana, che nasce l’itinerario letterario dedicato alla sua ultima opera I miracoli di Val Morel.

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Mario Rigoni Stern raccontò invece l’Altopiano di Asiago 7 Comuni: nei suoi romanzi i protagonisti sono i boschi, gli animali e le montagne che lo videro nascere, diventare uomo e partire soldato. Nella prefazione del romanzo più famoso Il sergente della neve ricorda così gli alberi di Villa Zecchin:

[...] stanchi di giocare ci sdraiavamo ai piedi dei Quattro larici e a voce alta leggevo libri di avventure; ognuno di noi era un personaggio: Corsaro Verde, Penna di Falco, Sandokan, Kim, il Capitano. Al tramonto salivamo tutti sulla cima degli alberi, ognuno aveva il suo, e, da lassù, si osservava in silenzio il cielo dove vagavano fantastiche nuvole rosse.

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Sembra una consuetudine quella degli scrittori veneti, prendere ispirazione dal loro paesaggio per raccontare storie universali di luoghi, persone, sentimenti. Ma anche artisti di fama mondiale hanno ambientato le loro avventure in questi territori. Pensa a Ernest Hemingway che nel suo Di là dal fiume e tra gli alberi racconta il Veneto Orientale, le valli, le pinete e le lagune di Bibione e Caorle.

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Passerella di legno per il Cason Grottolo a Caorle
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