Villa Baglioni
Lo diceva il commediografo Carlo Goldoni, che il casato dei Baglioni possedeva in campagna una delizia detta Massanzago: <br>“Fursi un logo no gh’è più ameno e vago”. <br>La villa prende il nome dall’omonima famiglia d’origine bergamasca che elesse questo luogo a dimora estiva. La casa potrebbe essere quella costruita da Antonio Lombardo, nel 1663. Alla morte di Antonio il complesso passò al fratello Alvise che lo completò così come lo si può vedere in un dipinto del Carlevarijs. <br>Con l’avvento dei Baglioni la casa prese le fattezze di un palazzo solenne e prepotente, confermando la vocazione agreste. L’interno, al piano nobile, vede protagonisti un giovanissimo Giambattista Tiepolo in una delle prime imprese del maggiore pittore del Settecento. Egli inscenò il mito di Fetonte, esplosione del nuovo linguaggio pittorico veneziano che sarà dominante sino al Neoclassicismo. A seguire, nella metà del Settecento, Antonio Zucchi decorò i soffitti del piano terra: sette tondi affrescati e una serie di stucchi.<br>
<p>Orari di apertura:</p><p>Lunedì e Sabato: dalle 9:00 alle 12:00 </p><p>Martedì, Mercoledì: dalle 14:00 alle 18:00</p><p>Chiuso domenica e festivi. </p><p>Ingresso 5 euro, per gruppi 3 euro.</p>
Villa Pegolotto, Baglioni - Villa Baglioni <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000547
Villa Roberti
<p><b>Cenni storici<br></b>La casa sulla quale i Roberti costruirono (tra il 1549 e il 1553) il loro Palazzo fu edificata sulle rovine del castello Macaruffo di cui resta la Torre Medievale, poi adibita a colombara.<br>Il progetto per la realizzazione del complesso – dimora e barchessa- fu affidato da Girolamo Roberti all’architetto Andrea della Valle.<br>Nel “Palazzo”, gli esterni, la loggia, il salone, la sala d’entrata vennero affrescati dallo Zelotti, dal Fasolo e da Paolo Veronese, con raffigurazione di scene mitologiche tratte da la Metamorfosi di Ovidio e con figure rappresentati le Virtù e i Giganti.<br>Negli affreschi recentemente scoperti al piano superiore della Villa, c’è un curioso gioco di rinvii tra il paesaggio esterno e quello affrescato.</p> <p>Nella seconda metà del XVIII secolo vengono apportati dei cambiamenti e delle aggiunte al “Palazzo” per volere di Girolamo Frigimelica, divenuto nel frattempo proprietario del complesso Roberti per matrimonio, al fine di trasformarlo da azienda produttiva a luogo di villeggiatura. I cancelli in ferro battuto vengono realizzati nel 1741, ad opera del Valentini, mentre la Cappella è opera di Francesco Frigimelica.</p> <p>Nel 1786, il complesso Roberti-Frigimelica passa, per via testamentaria, ad Alvise Selvatico, successivamente ai De Lazara – Brusantini. Quindi, nel 1859, a Stefano Breda ed infine nel 1861, alla famiglia Salom, che ne mantiene la proprietà sino ai primi del XX secolo.<br>Subentrarono poi i Treves de’ Bonfili, e nel 1964 la villa e le adiacenze vengono acquistate dall’Ente Ville Venete, che aliena il bene nel 1974 al Prof. Giampiero Bozzolato, oggi gestita e curata dall’Ass. ViviLa Villa Roberti.<br></p> <p><b>Il Parco e il Bosco<br></b>Il Bosco, recentemente restaurato, grazie all’aiuto del Comune di Brugine, è oggi visitabile. Al suo interno percorsi botanici e dedicati ai bambini.<br>Si ha una prima notizia della sistemazione di terreno a giardino, attraverso la lettura di una polizza del 1615 riferita a Girolamo Roberti, figlio di Francesco. Nel 1668 e nel 1771, sempre dalla lettura di antichi documenti, sappiamo che il giardino occupa la dimensione di un campo padovano.<br>La Guida di Padova e Provincia del 1842, sottolinea che il giardino del Marchese Domenico de Lazara a Brugine “fu tra i primi della nostra provincia a dare l’esempio dei giardini che si ad domandano inglesi”.<br>In realtà il parco all’inglese vero e proprio si deve datare al 1830, cioè quando erano già stati progettati e in via di realizzazione alcuni dei più importanti giardini jappelliani, quali Treves de’ Bonfili a Padova, Cittadella,Vigodarzere a Saonara e Meneghini a Battaglia Terme. E’ scomparso gran parte dell’originale assetto compositivo, resta inalterata l’estensione della superficie del parco e del brolo, nel quale sono ancora presenti le serre e la peschiera, coperta dal boschetto di noccioli.<br>Esistono ancora sparsi qua e là tra il verde, reperti di antichi manufatti in mattoni, due statue di putti, e nella zona a mezzodì, la lapide voluta da Giuseppe Salom.<br>Meritano attenzione la particolare selezione di rose, che si trovano lungo il Parco e i giardini della Villa<br></p> <p><b>La Villa e la famiglia Roberti<br></b>Villa Roberti è testimonianza delle origini e dello splendore del Rinascimento pittorico e architettonico veneto.<br>La famiglia Roberti era una delle più influenti di Padova per il prestigio degli incarichi diplomatici e per l’enorme ricchezza accumulata grazie all’attività di banchieri.<br>Attorno al 1544, il canonico Girolamo commissionò all’architetto Andrea da Valle l’edificazione del complesso monumentale destinato a diventare la dimora dei Roberti, sopra le fondamenta del medievale Castello dei Maccaruffo, di cui tutt’ora rimane la Torre e il pozzo gotico antistante la Barchessa.<br>Andrea da Valle, coevo di Palladio e Falconetto, celebre per i suoi interventi a Santa Giustina in Prato della Valle e al Duomo di Padova, terminò i lavori nel 1553. Contemporaneamente un gruppo di pittori provenienti da Verona – Zelotti, Fasolo ed altri – attorno al 1550, fu chiamato ad affrescare i muri esterni e i saloni interni della Villa.<br></p> <p><b>La Torre del castello dei Maccaruffo<br></b>La Torre trecentesca assieme al pozzo davanti alla barchessa sono tutto ciò che resta del Castello dei Maccaruffo, sulle cui rovine fu costruita la villa. Sulla torre sono ancora visibili tracce di affreschi con lo stemma dei Carraresi, a cui i Maccaruffo restano fedeli fino alla sconfitta. Nei secoli successivi la torre fu adibita a colombara, ma grazie a recenti restauri è stata riportata alla sua bellezza originaria,ed attualmente è adibita ad appartamento.<br></p> <p><b>La barchessa</b><br>La barchessa risale alla fine del ‘400 ed è un tipico esempio di architettura funzionale all’attività agricola della villa. Al suo interno si trovano due grandi camini rinascimentali, il portico cadenzato da otto archi poggia su colonne ingentilite da capitelli con lo stemma dei Roberti.<br></p> <p><b>Gli affreschi del Rinascimento</b><br>I Dipinti a fresco delle sale e delle mura esterne della Villa sono certamente tra i primi lavori eseguiti dal gruppo di artisti veronesi. Realizzati dal 1550, furono eseguiti da GiovanBattista Zelotti, Paolo Veronese e Antonio Fasolo.<br>La famiglia Roberti, raffigurata nelle due scene di vita nella loggia, accoglie il visitatore che, attraverso il vestibolo delle Grottesche e dei Paesaggi (la Laguna e i Colli Euganei) accede al sontuoso Salone del Piano Nobile, caratterizzato dal soffitto decorato alla sansoviniana. Zelotti, affresca otto scene mitologiche tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, che narrano degli amori tra divinità e mortali. Risultano interessanti le figure dei Giganti e delle Virtù delle sovrapporte e l’episodio di Venere e Adone.<br>Al piano superiore troviamo lo Studiolo, decorato dagli affreschi Amor sacro e amor profano eseguito da Zelotti ed artisti veronesi.<br>La finta tappezzeria a maglie, ad imitazione di un damasco broccato, oro e argento, che decora le altre stanze rappresenta il primo esempio di una serie di repliche del modulo disegnativo che Paolo Veronese utilizzerà in tessuti dipinti nelle proprie tele a partire dal 1552 (figura della Giustizia di Soranza) a conferma di una continuità di moduli decorativi utilizzati.<br>Le storie narrate negli affreschi servivano da monito e da esempio alla coppia di giovani sposi, Francesco e Lucia Roberti, ai quali era stata destinata la villa.<br>Al pian terreno è visitabile la cucina antica con il camino, e il pavimento ancora con l’originale inclinazione, che serviva a far defluire le acque, e la stanza del pozzo con le fondamenta del castello medioevale e la cisterna.<br></p> <p><b>Gli stucchi del Settecento</b><br>Nella prima metà del Settecento vennero apportati alcuni cambiamenti per volere di Girolamo Frigimelica per trasformare la villa da azienda produttiva a luogo di villeggiatura.<br>Risalgono a quel periodo gli eleganti stucchi settecenteschi che impreziosiscono le altre sale del piano nobile – la Sala da Pranzo, la Sala della Musica, la Quadreria – e la deliziosa cappella interna, opera del Frigimelica (1707). Nel 1786 il complesso passa per via testamentaria al Alvise Selvatico, successivamente ai de Lazara. Quindi nel 1859 ai Breda ed infine nel 1861 alla famiglia Salom, ai primi del Novecento subentrano i Treves de’Bonfili..</p>
APERTA ogni prima domenica del mese dalle 8:00 alle 18:00 in occasione del Mercatino <br>VISITE GUIDATE: giorno del mercatino: alle 11:00 – 15:00 o su prenotazione tutti i giorni, minimo 4 persone
Villa Roberti, Frigimelica, Bozzolato - Villa Roberti <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000476
Villa Barchessa e Parco Melchiorre Cesarotti
Un posto particolare nella storia di Selvazzano lo occupa Melchiorre Cesarotti (1730-1808): fu scrittore, traduttore, poeta e linguista. Egli concepì la villa di Selvazzano non solo come una residenza di campagna, ma come un luogo simbolico che riassumesse gli aspetti essenziali della sua cultura, tra arcadia, illuminismo e aperture preromantiche. <br>Cesarotti definiva il giardino della villa come un "poema vegetabile", che doveva costituire la realizzazione più compiuta della poetica già illustrata nel "Ragionamento sopra l’origine e i progressi dell’arte poetica" (1762), poi sviluppata nel "Saggio sulla filosofia del gusto" (1785), e praticata nella celebre traduzione dell’Ossian. Una poetica che privilegiava la natura rispetto alla civiltà, la sensibilità rispetto al razionalismo, l’immaginazione rispetto all’artificio. <br>Intorno al 1792 l'illustre letterato avviò un’opera di trasformazione della sua residenza di campagna che chiamava "Selvaggiano" e vi impiegò quasi dieci anni, alla fine dei quali ne uscì un'opera carica di significati letterari e filosofici. A visitare la villa e il giardino furono anche Madame de Stael e Ippolito Pindemonte. All'esterno sono stati recentemente restaurati e valorizzati il parco romantico e la barchessa.
Villa Cesarotti, Fabris<br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500001293
Villa Miari De Cumani
<p>Il complesso Villa e Parco Miari de Cumani, una Villa-Castello con annesso Parco Romantico Ottocentesco, si trova a sud della Provincia di Padova e dei Colli Euganei immersa in un vasto panorama agricolo. </p><p>La Villa-Castello in stile neo-gotico e veneziano ha origini medievali: la prima testimonianza scritta Trecentesca narra di una Casa-torre, primo nucleo di insediamento della famiglia Cumani, che tuttora abitano la villa, giunti nella tenuta nella seconda metà del Duecento. Nel corso dei secoli la villa si è trasformata da grande residenza agricola a villa signorile e borghese: negli anni Settanta del Novecento, Antonia Miari de Cumani decide di rendere visitabili dieci sale della villa che ospitano numerosi cimeli e memorie delle famiglie e dei personaggi che hanno vissuto nella tenuta. Di sala in sala si scopre la storia locale più autentica fra avi scrittori, eroi di guerra, influenti politici e arguti imprenditori, come ad esempio Giacomo Miari de Cumani, primo imprenditore dell'automobile in Italia.<br><br>Il Parco, che si estende su una superficie di otto ettari, risale al 1856, quando Osvaldo Torquato Paoletti, architetto paesaggista della scuola dello Jappelli ottiene la commissione del Conte Felice Miari, di progettare un parco in stile romantico e giardino all'inglese sostituendo il preesistente Brolo. Ispirandosi ad una leggenda medievale che narra il rapimento di Elena Fontana da parte della Strega Gilda del Deserto ambientata nel 1180, Paoletti crea il Parco Miari de Cumani. Il Parco grazie a molteplici e suggestive scenografie naturali amplificate o alleviate dalle luci, ombre o condizioni meteorologiche della giornata è capace di suscitare nel visitatore emozioni davvero straordinarie. Al suo interno, immersi nella natura, si trovano anche particolari strutture architettoniche tra cui un Ninfeo, un tempio in stile neoclassico dedicato a Camillo Benso Conte di Cavour e una Casetta Svizzera. Non mancano rari esemplari di Taxodium disticum, Fagus sylvatica e Pino nero d'Austria e alberi plurisecolari.</p>
<p>Da martedì a domenica : 14:30 - 19:30</p> <p>Su prenotazione: 328.2859215</p>
<p>Parco + Villa - 10,00 euro a persona: visita guidata interni + visita libera parco con mappa.<br>Solo Parco - 7,00 euro a persona: visita libera del parco con mappa.</p><p>Si suggerisce di verificare sempre l'attualità dei prezzi contattando il n° +39 328 285 9215</p>
<p>Villa Miari De Cumani<br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500002853</p>
Villa Cà Conti, Rusconi, Camerini
<p>Ca’ Conti è un monumentale complesso di origine cinquecentesca. Originariamente stazione benedettina, divenne nel 1580 proprietà della famiglia Conti. Nel 1832 Cristoforo Camerini la acquistò ed entrò a far parte delle sue proprietà. Agli inizi del 1900 venne lasciata, insieme al cognome da Giovanni Camerini a Giovanni Rusconi, divenendo la residenza della famiglia Rusconi Camerini. Circondata da un meraviglioso e romantico parco all’italiana, arricchito da statue e piante secolari, è un luogo di grande fascino, in cui poter ammirare splendidi affreschi seicenteschi perfettamente conservati e stupende decorazioni di Giovanni Biasin. </p> <p>Eccellenze della villa: Ca' Conti accoglie i suoi ospiti in una splendida corte perfettamente conservata. L'imponente selice (aia) in trachite è circondata dalla barchessa, dalle stalle e dagli altri annessi agricoli, che narrano la storia di vita quotidiana dedicata al lavoro in campagna. Fra le sue mura splendidi affreschi a tema agreste dipinti in occasione del matrimonio di Manfredo Conti nel 1632 e gli arredi originali sorprendono il visitatore che rimane colpito dalla magnificenza della sala che accompagna verso il parco secolare. Il romantico giardino all'italiana con le sue statue, le ghiacciaie, le piante imponenti e il suo laghetto, cattura ed affascina coloro che lo visitano. </p> <p>Eccellenze del contesto: Partendo da Ca' Conti è possibile visitare la bella Villa Pisani Bolognesi Scalabrin a Vescovana, Villa Miari de Cumani a Sant'Elena, lo splendido castello di Monselice.</p>
Orari: sabato e domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,00 su prenotazione a info@villacaconti.it oppure telefonando al + 39 389 2370310. Per visite dal lunedì al venerdì prenotare al + 39 389 2370310.
<p>Villa Cà Conti, Rusconi, Camerini - Villa Ca' Conti dei Marchesi Rusconi Camerini <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500002812</p>
Villa Ruzzini
<p>Villa Badoer Michieli Ruzini (detta Villa Ruzzini), fu costruita tra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo seguente per rinnovare la casa di campagna della nobile famiglia veneziana che, tra i molti personaggi di spicco, vanta un doge nel 1732, Carlo Ruzini. La villa fu decorata probabilmente tra il primo e il secondo decennio del Seicento. </p><p>Costituisce un unicum nel territorio la decorazione del piano nobile della villa: il salone è decorato daciclo pittori ad affresco rappresentante la rievocazione storica, attraverso sei episodi, di una vicenda di guerra in cui fu coinvolto il Capitano da Mar Marco Ruzzini nel 1350. <br>Il ciclo narra una storia di riscatto e dignità che vuole a distanza di secoli riabilitare il buon nome dell’antenato che, stando alle cronache, non aveva saputo ben gestire una serie di eventi accaduti tra Calcide e Corfù. Gli affreschi, in un vortice di navi, scene di guerra, scorci veneziani, paesaggi di mare ci riportano in un balzo ai tempi di Marco Ruzzini, una rivisitazione anacronistica coinvolgente.<br></p>
<p>Orari di apertura: </p><p>Martedì ore 9:00 - 13:00 </p><p>Giovedì 15:00 - 18:30</p>
<p>Per informazioni: cultura@comune.villanova.pd.it</p>
Villa Badoer – Micheli, Ruzzini - detta Villa Ruzzini (Municipio) <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000552
Villa Cittadella Vigodarzere Valmarana
<p>Il parco Cittadella Vigodarzere, ora proprietà Valmarana, è stato progettato da Giuseppe Jappelli, all’inizio del 19° secolo, che istituì nel Veneto una sorta di modello all’inglese. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari, inizialmente delimitato e protetto da un fossato lungo la strada della campagna circostante. Per la creazione del parco e per movimentare il sito, in origine piatto, lo Jappelli utilizzò il terreno di sbancamento del lago e del fossato perimetrale. Il lago ha una superficie di circa un ettaro e mezzo. Gran parte delle rive e l’isolotto sono salvati dall’erosione dell’acqua dalle radici di numerosi taxodium piantati negli ultimi 80 anni proprio per questa importante funzione. Altra caratteristica del lago è che, nonostante la sua modesta dimensione, è stato disegnato in modo tale che da ogni parte ci si ponga non lo si riesce mai a vedere tutto. Il tempio, nei pressi del lago, parzialmente distrutto dalle due guerre mondiali, è stato dedicato dall'architetto alla rievocazione della tragica fine dei cavalieri templari. Oggi sono comunque salve e visitabili le tre sale dedicate ai riti massonici. La Villa, le 5.000 piante del bosco, 4 chilometri di sentieri, cinque ponti in legno di quercia e robinia, due serre, due barchesse, la ghiacciaia e la famosa “casetta delle anitre” completano il sito. </p> <p>Eccellenze della villa: La Villa è un imponente volume a pianta rettangolare e a sviluppo longitudinale rivolta verso il parco. L'edificio si sviluppa su tre piani, poggianti su uno zoccolo ove le buie cantine sono spesso sotto il livello della falda. Gli interni a piano terra sono costituiti da una serie di ambienti in successione mentre il secondo e terzo piano sono destinati a camere residenziali, librerie e salotti. Di interesse la sala da pranzo, arredata con i mobili originali e decorata dagli affreschi di Michele Fanoli sul soffitto e da alcune tele di Chiara Dario Varotari raffiguranti alcuni membri delle famiglie Cittadella e Vigodarzere. A seguire il salottino del caffè con i quattro tavolini identici agli angoli, la sala biliardo con stampe inglesi e due salotti, uno affrescato sul soffitto da Michele Fanoli dove risalta il foro praticato dai militari inglesi al centro dell’affresco per appendere una lampada…. Degli edifici annessi va citato l'oratorio neoclassico, progettato da Angelo Sacchetti. </p> <p>Eccellenze del contesto: Originariamente nel parco sono state messe a dimora circa 30.000 piante di diverse essenze particolari, studiate appositamente per accompagnare il visitatore nel “percorso iniziatico”. Oggi è andata perduta l’originaria sistemazione delle varie essenze, alcune per epidemie (platani, ipocastani e querce), altre per un naturale minor adattamento al clima. Attualmente si possono contare oltre 5.000 piante ad alto fusto delle quali almeno sei originarie della prima piantumazione; cinque platani e una quercia di oltre 220 anni che sono oggetto di costante attenzione e manutenzione. Quattro dei cinque platani hanno una circonferenza alla base di oltre 7,5 metri.</p>
<p>Su prenotazione non vi sono limiti od orari, tuttavia, per richieste particolari, si segnalano, prima della prenotazione, tutte le problematiche che consiglierebbero di spostare la data o l’ora della visita. </p> <p>Visite: In attesa della preparazione di una idonea struttura ricettiva, le visite sono organizzate dalla “Pro Loco” di Saonara. Altre eventuali possibilità sono momentaneamente solo su prenotazione. Le visite sono tutte accompagnate da una guida e da un custode in quanto il parco, sebbene “romantico”, è comunque pieno di piccole insidie soprattutto per i bambini più intraprendenti. </p>
Villa Cittadella Vigodarzere, Valmarana - Villa Valmarana <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000387
Villa Folco Zambelli Pesavento Benedettin
<p>La villa, situata nell'immediata periferia del comune di Padova (in località Brentelle di sotto/ Brusegana) vide nei secoli vari interventi edilizi e ampliamenti, la cui sequenza non è ricostruibile. Documenti di archivio testimoniano che i terreni nei quali si si svilupparono, a partire già probabilmente dal XVII secolo, l'edificio principale e gli annessi rurali rientravano nelle proprietà del ramo degli Zambelli detto di S. Giacomo dell’Orio, una delle sessantasette famiglie iscritte nel Libro d’Oro del patriziato veneto. Come proprietà Zambelli la villa con il caratteristico giardino circolare e gli annessi rustici appare nella Gran Carta del Padovano di Rizzi-Zanoni del 1780. Nel 1816 la proprietà passò alla famiglia vicentina dei Folco; come Palazzo Folco è ricordata da Andrea Gloria (Il territorio padovano illustrato, Padova 1862, I, p. 50). </p> <p>L’ultima erede dei Folco Zambelli, Matilde, che risulta nata a Brusegana, sposò un Dalla Baratta; da lei nel 1935 villa e campagna passarono agli attuali proprietari, che tuttora vi risiedono e con i quali si arrivò all'assetto definitivo. Il complesso è costituito da una villa padronale con parco e da adiacenze rustiche gravitanti su una corte; il tutto si affaccia a sud direttamente sul canale Brentella non lontano dalla sua confluenza nel Bacchiglione, fiumi lungo i quali avveniva fino agli inizi del 1900 il trasporto di uomini e masserizie. Il blocco centrale è a tre piani, con portone di ingresso contornato da pietra da Vicenza, sovrastato da un poggiolo con balaustra a colonne. Il piano terra, visitabile, si affaccia sul parco con un portico chiuso da vetrato e comprende uno studio-biblioteca e la vecchia lavanderia con camino. Due rampe di scale conducono al primo piano, strutturato con ampia sala centrale, sulla quale si affacciano quattro stanze simmetriche; i pavimenti sono in terrazzo veneziano; le pareti e i soffitti sono decorati a stucchi, con disegni in gran parte floreali. </p> <p>Eccellenze della villa: Villa, parco e adiacenze rustiche costituiscono un'"isola" all'interno di un contesto intensamente urbanizzato negli anni '50 del secolo scorso e divenuto parte integrante della città di Padova, dalla quale dista pochi chilometri. Anche se privo delle campagne circostanti e spoglio di emergenze monumentali, l'assetto originario della villa veneta è ancora perfettamente leggibile nei suoi elementi essenziali, rappresentati dall'edificio padronale, dal parco e dal settore produttivo (corte, stalle, granaio, ricoveri per gli animali). Altrettanto evidente rimane il rapporto privilegiato con la via d'acqua del canale Brentella, il cui argine è raggiungibile direttamente dal parco. Questo presenta una caratteristica forma circolare, con l'asse segnato da due grandi magnolie secolari, da statue e da sedili in pietra d’Istria; al centro un pozzo in ferro battuto; l’elemento più significativo è la doppia carpinata a cerchio, spazio privilegiato per una passeggiata all'ombra. </p> <p>Eccellenze del contesto: La villa è vicina al centro di Padova, dal quale è raggiungibile anche con mezzi pubblici o in bicicletta. Non lontani sono la zona termale di Abano e Montegrotto, l'Abbazia di Praglia e i Colli Euganei. I contenuti visualizzati sono stati forniti dai proprietari delle strutture. La posizione della villa sulla mappa è fornita tramite un servizio esterno e potrebbe essere approssimativa.</p>
<p>Orari di apertura: Da concordare <br>Visite: Sono visitabili il parco, il piano terra della villa e la Fattoria. </p> <p> </p>
Villa Pesavento già Folco, Zambelli - <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000440
Villa Orsato, Cittadella-Vigodarzere, Gallarati Scotti
<p>La Villa, già Ca’ Orsato e Villa Cittadella Vigodarzere, risale almeno ai primi anni del XVI secolo. </p><p>Elegante nelle sue geometrie neoclassiche, si ritiene sia appartenuta in origine alla famiglia dei Da Fontaniva, e solo poi agli Orsato, per via nuziale. </p><p>Proprietà Cittadella Vigodarzere dal 1848, venne lasciata in eredità da Fabrizio Orsato ad Andrea C.V., dopo averla circondata con un magnifico giardino all’inglese, attribuito a G. Jappelli. </p><p>Nei secoli successivi divenne Osservatorio meteorologico nazionale, ospedale da campo, quartier generale nazista, e sempre meta privilegiata di personaggi illustri della vita politica nazionale e delle arti. Il nome attuale deriva dall’unione di Aurelia C.V. con Tommaso Gallarati Scotti avvenuta nel 1918. </p><p>Monumento nazionale dal 1925. </p><p> Si trova un ampio giardino all’inglese perfettamente conservato in cui si possono ritrovare gli stilemi tipici del parco romantico; dolci declivi, sentieri sinuosi, piccoli ruscelli e una cornice arborea di grande effetto che inquadra un suggestivo specchio d’acqua centrale. Completamento scenografico irrinunciabile all’architettura d’insieme del luogo. Risalente al secondo decennio del 1800, e attribuito a G. Jappelli, copre una superficie di circa tre ettari, e presenta una notevole varietà di specie vegetali, alcune secolari. </p><p>Si conserva una cappella gentilizia funeraria in stile neogotico fiorito, ricostruita in onore del conte Fabrizio Orsato tra il 1848 e il 1850 su progetto di Pietro Selvatico Estense, allievo dello Jappelli. </p><p>Villa Gallarati Scotti si trova in una posizione strategica per raggiungere altre interessanti mete turistiche. A 1 km di distanza si può visitare la bellissima città murata di Cittadella, borgo medievale fortificato, mirabilmente restaurato. Poco più distanti, per gli amanti dell’arte, Villa Contarini del Palladio a Piazzola sul Brenta, mentre per chi ama la natura la Palude di Onara. Con circa venti minuti d’auto, infine, si possono raggiungere Vicenza, Bassano del Grappa e Castelfranco Veneto.</p>
<p> Orari di apertura: Dalle ore 10.00 alle ore 18.00 su prenotazione </p><p> Visite: Attualmente sono visitabili il parco all'inglese di circa tre ettari e la cappella gentilizia </p><p> Biglietto d'ingresso: 4 euro a persona senza servizio guida 5 euro a persona con servizio guida </p><p>Gratis i bambini sotto i 6 anni accompagnati da adulti.</p>
Villa Molin
<p> La villa, progettata nel 1597 da Vincenzo Scamozzi per l’ambasciatore della Serenissima Nicolò Molin, è uno degli immobili più importanti di Padova.</p><p>All’interno è un prezioso scrigno di opere d’arte realizzate in quattro secoli. Da oggi è finalmente possibile visitarla con tour guidati da un architetto esperto in storia dell’arte che racconterà le caratteristiche architettoniche e artistiche e le affascinanti vicende delle famiglie che vi hanno vissuto.<br> La villa è aperta anche per eventi e cerimonie.</p><p> <i> “L’illustrissimo signor Niccolò Molino Cavaliere, fabbricò secondo questi nostri disegni ad un luogo detto la Mandria...onde è congiunto insieme il comodo & il piacere della villa.… L’aspetto della fabbrica guarda a Sirocco: dinanzi le passa la strada maestra e corre il Bacchiglione, fiume molto navigabile” <br> </i>Così Vincenzo Scamozzi racconta villa Molin nel suo trattato e così ci e’ stata tramandata dal 1597. Fedele al suo progetto originale, si erge maestosa e si specchia elegantemente nelle acque del canale Battaglia. </p><p> <b>Il committente: Nicolò Molin</b> <br>La villa fu edificata nel 1597 da Nicolò Molin, Savio di Terraferma, ambasciatore della Serenissima presso il Granducato di Toscana e presso la corte d’Inghilterra, marito della figlia del doge Alvise Grimani. La famiglia Molin diede alla Repubblica di Venezia molti uomini illustri, saggi e valorosi nella politica e nelle armi e virtuosi prelati. I patrizi veneziani gareggiavano tra loro con la costruzione delle sontuose residenze, quindi, quando Nicolò decise di costruire una villa di campagna per rendere omaggio alla propria famiglia, chiamò il più importante architetto del suo tempo a Venezia: <b>Vincenzo Scamozzi</b>, allora proto della Repubblica e autore delle Procuratie Nuove in piazza San Marco e continuatore di alcuni progetti di Palladio. </p><p> <b>Il progettista: Vincenzo Scamozzi </b><br>Scamozzi, il progettista di Villa Molin, è l’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento, stretto fra la tradizione trionfale della generazione di Palladio e il mondo nuovo di Galileo Galilei. Cerca una propria dimensione in una visione dell’architettura come pratica razionale, attenta agli aspetti funzionali, all’economia dei mezzi, ma anche a un nuovo rapporto con il paesaggio, producendo capolavori come la Rocca Pisana di Lonigo, il teatro di Sabbioneta, le Procuratie Nuove in piazza San Marco a Venezia. <br> Wittkower lo definisce “il padre intellettuale del Neoclassicismo”. Figlio di un agiato costruttore edile di Vicenza, Scamozzi ebbe una formazione scolastica molto ampia studiando architettura sui testi di Sebastiano Serlio, approfondendo lo studio degli edifici antichi con frequenti viaggi a Roma e accumulando un sapere che travalica di gran lunga i limiti delle discipline inerenti l’architettura nei campi più diversi, dai classici latini e greci ai più diffusi titoli della moderna divulgazione. </p><p>La sua fama è legata anche al testo "L'idea dell'architettura universale" (1615), che raccoglie i progetti di Scamozzi e il suo dotto e ampio concetto di architettura. L'influenza del suo pensiero lo portò a essere annoverato come ultimo elemento dell’insigne gruppo dei teorici classicisti e normativi dell’architettura, su fondamento dei quali si stabilì il canone della teoria dell’architettura, riguardante gli ordini delle colonne, valido sino alle soglie della modernità. La grande diffusione avuta all'estero, soprattutto in Olanda e Inghilterra, lo rese testo di studio e di ispirazione per gli architetti, facendo diventare Scamozzi un vero maestro da studiare e da imitare. <br>Inigo Jones e John Soane visitarono personalmente Villa Molin e citarono Scamozzi come un maestro. </p><p><b>La villa</b><br>Tutte le più importanti famiglie nobili di Padova, nei secoli, tramite matrimoni e passaggi di proprietà risiedettero nella villa. Dopo i <b>Molin</b> la villa passò ai <b>Capodilista</b> e quando il ramo della famiglia si estinse passò ai<b> Conti </b>nel 1672. A loro si devono gli affreschi del salone centrale, come testimoniano gli scudi presenti nella volta del salone. <br>Nel 1748 fu ospitato il Vescovo di Padova, Carlo Rezzonico, che divenne Papa Clemente XIII. <br>Nel 1772 la famiglia Capodilista riacquistò la villa e realizzò gli splendidi stucchi delle sale al piano primo. Il cervo rosso, simbolo dei Capodilista, si ritrova sulle porte del piano terra e in altri elementi decorativi come gli scudi raffigurati agli angoli della volta del salone, che raccontano dei matrimoni tra i Capodilista e altre famiglie nobili. <br>Tramite passaggi di proprietà e matrimoni passò ai <b>Dondi Orologio.</b> <br>Nel 1918 fu sede di alcuni incontri che portarono all’armistizio firmato il 3 novembre presso la vicina Villa Giusti. Nel 1955 fu acquistata dall’industriale <b>Igino Kofler</b>, che realizzò importanti interventi di ripristino che riportarono la villa al suo antico splendore. Il restauro di Kofler riportò alla luce gli affreschi originali, eliminando alcuni decori ottocenteschi non coerenti con la struttura e l’originale visione della villa.<br> La mano sapiente ed esperta del suo progettista, Vincenzo Scamozzi ha disegnato volumi nitidi ed eleganti e una planimetria dalla straordinaria coerenza geometrica, basata sul quadrato che determina sia la forma della villa che della sala centrale. Il piano terra si articola in sale angolari raccolte attorno alla stanza centrale dotata di una virtuosistica volta ribassata. </p><p>Entrate in villa Molin, salite le scale e alzate gli occhi...benvenuti nel meraviglioso 1600! </p><p> Lasciatevi stupire dal fascino con cui luci soffuse e colori vivi riempiono lo spazio e incantano gli occhi. <br> Lo <b>scalone monumentale </b>porta al piano superiore dove esplode la magnificenza del volume del <b>salone a tripla altezza</b>, interamente affrescato con vestiboli che inquadrano viste diverse sui quattro punti cardinali e sale decorate a stucco negli angoli. Nel salone centrale virtuali architetture, dipinte in prospettiva, ricoprono per intero le pareti e la volta, creando un insieme di grandiosità che ricorda le aule termali romane studiate in gioventù da Scamozzi. <br>La policromia accentua la varietà e l’illusione di profondità degli spazi. Nicchie e cammei ovali in monocromo violetto abbracciano e sovrastano le quattro porte centrali. Vi si narrano episodi della vita di Enea, il più valoroso dei Troiani dopo Ettore. Al di sopra delle otto porte angolari, finti cassettonati e vasi di fiori, contribuiscono ad accentuare la dimensione prospettica di tutto l’impianto quadraturistico. <br> La volta si innalza da un lineare cornicione dipinto; negli angoli, colonne corinzie di marmo rosso delimitano otto profonde loggette da cui si affacciano musici, dame e cavalieri. Gli stemmi delle famiglie Capodilista e Conti sono sui quattro angoli. <br>Nelle quattro vele sono raffigurati quattro putti contro un cielo azzurro, che rappresentano le stagioni, segno del passare del tempo e tema frequente delle raffigurazioni nelle ville. Il riquadro al centro racconta il mito secondo il quale Aurora si innamorò dell’eroe troiano Titone, ma si dimenticò di chiedere per lui l’eterna giovinezza. Alla fine, ridotto a sola voce lo trasformò in cicala. <br> Fanno da originale contrasto i leggeri e delicati stucchi realizzati nel tardo settecento dalla famiglia Capodilista che decorano con volute, tralci e camei le camere e i salottini. Lampadari in vetro e arredi antichi completano la dimora dando un carattere vivo e accogliente a tutte le stanze. L’elegante pronao ionico si erge maestoso sulla via e si riflette su canale Battaglia. Sul frontone è posto lo stemma in pietra della famiglia Molin, raffigurante la ruota di mulino. <br>Gli originali capitelli diagonali di cui sono adorne le colonne sono noti come “capitelli scamozziani” e sono ispirati al tempio di Saturno a Roma, che Scamozzi aveva visitato durante i suoi viaggi di studio in cui aveva studiato e ridisegnato le opere classiche. La loggia appare come una sala aperta, e se si considerano le balaustre interposte alle colonne e l’impiego di capitelli ionici con volute diagonali, non sembra errato considerare il pronao una facciata che richiede una visione di scorcio, offrendosi allo sguardo dei passanti sulla via e sul canale come su una strada cittadina. <br> Tre statue acroteriali di stile neoclassico decorano la sommità del pronao. Da qui Nicolò Molin e i suoi successori dominavano le loro terre, godevano di una bellissima vista sul giardino e accoglievano gli ospiti </p><p> <b>Il parco</b><br>Alberi secolari incastonano il maestoso giardino all’italiana, tra laghetti, ruscelli e ponti. Gli scenari sono diversi e suggestivi. Il giardino all’italiana rigorosamente geometrico con statue settecentesche è posto al lato sud, sul retro della villa si apre invece il giardino romantico. </p><p><b>L'attività della villa oggi</b><br>Villa Molin riapre le sue porte per accogliervi in una dimora ricca di fascino. Una residenza che ancora trasuda i fasti del passato e che più che mai, ancora oggi, è ideale per celebrare ogni ricorrenza o momento speciale da cristallizzare nella memoria e nel cuore. <br> E’ possibile effettuare visite guidate su prenotazione. Le visite possono essere sia in italiano che in inglese, accompagnati da un architetto esperto in restauro e storia dell’arte. <br> La villa inoltre offre un servizio su misura per organizzare qualsiasi tipo di evento.<br> Gli spazi interni e le diverse sale rendono la villa estremamente versatile e adatta a gestire momenti diversi. Il giardino all’italiana e il giardino romantico completano la villa e ne diventano il perfetto sfondo. <br>E’ possibile ospitare le auto all’interno della proprietà.</p>
<p><b>Per il calendario delleaperture consultare il sito di </b><a href="https://villamolinpadova.com/"><b>villa molin</b></a><b>.</b></p>
Villa Molin, Capodilista, Conti, Dondi dell'Orologio, Kofler - Villa Molin <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000350