Eccellenze venete

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Olio extra vergine di oliva Garda DOP

Testo introduttivo
Nel territorio gardesano, dove le colline discendono dolcemente verso il lago, predomina il binomio agrario olivo-vite che si avvicenda ai prati. Tale tipologia di paesaggio in epoca romana si era già sviluppata ed aveva dato origine ad una fiorente ed apprezzata olivicoltura da olio nella zona del Benaco.  Oggi le piccole aziende che si dedicano alla produzione di olio punteggiano il territorio del lago, rendendolo unico per bellezza ed armonia.

Quello del Garda D.O.P. è un olio extra vergine di oliva dal sentore fruttato leggero o al più medio, che si differenzia nella molteplicità di sfumature olfattive che riesce a mostrare (carciofo, erba appena tagliata, foglia, fieno, erbe aromatiche, fiori, pepe verde, ecc.) a seconda della sottozona di provenienza e del grado di maturazione delle olive.

Quasi sempre presente, all'olfatto e al gusto, è una nota intensa e persistente di mandorla dolce e fresca; l'amaro ed il piccante sono appena accennati e in equilibrio con la complessiva dolcezza, rotondità e morbidezza al palato; la persistenza retroolfattiva è buona.

Si consiglia l'abbinamento, in special modo a crudo e a fine cottura, con cibi di sapore e profumo delicato.

Le piante si sviluppano ad una altitudine che si allontana dai parametri pedoclimatici che delimitano geograficamente la coltura "ideale", di solito estesa fra il 30° ed il 45° parallelo nord, grazie al clima e alla pendenza dei crinali collinari.

L'olio prodotto, forse anche per questo, ha una personalità ben definita che lo rende particolarmente gradito al consumatore.

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Coordinate geografiche
45.627991, 10.787576
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Olio del Garda versato in bicchieri per l'assaggio con sfondo del lago
Autore
Davide Busetto
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Olio extravergine d'oliva Veneto "Valpolicella", "Euganei e Berici" e "del Grappa" DOP

Testo introduttivo

La coltura dell'olivo sembra essere stata introdotta in Veneto dai coloni romani.

La buona esposizione e la protezione dalle correnti fredde ne hanno favorito la diffusione nelle valli veronesi, sui colli Berici ed Euganei fino alle pendici dei colli Asolani.

La molitura delle olive segue di poche ore la raccolta ed avviene con sistemi tradizionali, atti a non modificare la qualità organolettica delle olive raccolte.

L'olio extra vergine di oliva Veneto "Valpolicella" D.O.P. con olivaggi a base di Grignano o Favarol, ha colore giallo con lieve tonalità di verde, un odore di fruttato leggero, con lieve sensazione di amaro e retrogusto muschiato. Si produce nella zona che si estende sulla parte destra dell'Adige e comprende le terre vinicole del Recioto e dell'Amarone, fino a raggiungere la zona di produzione del Bianco di Soave.

Il Veneto "Euganei e Berici" D.O.P., con olivaggi a base di Leccino e Rasara, presenta un colore verde-oro da intenso a marcato, un odore e un sapore fruttato, con leggera sensazione di amaro. Le zone di produzione sono i Colli Berici di natura calcarea e i Colli Euganei di natura vulcanica.

Il Veneto "del Grappa" D.O.P., con olivaggi a base di Frantoio e Leccino, è verde-oro con modeste variazioni del giallo, odora di fruttato di varia intensità, al gusto fruttato con sensazione di amaro. Viene prodotto nella fascia collinare pedemontana delle province di Vicenza e Treviso, seguendo le vigne del Torcolato di Breganze, dei vini di Asolo e del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sulla sinistra Piave.

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Coordinate geografiche
45.433333, 11.516666
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Prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOP

Testo introduttivo

La trasformazione e i metodi di conservazione delle carni suine in Veneto erano già conosciuti e diffusi in epoca preromana: a quei tempi risalgono infatti carcasse suine a cui mancavano gli arti posteriori, segno evidente dell'utilizzo delle cosce.

La parola prosciutto deriva dal termine latino "perexuctus", che significa prosciugato, proprio in riferimento alla sua tecnica di lavorazione. In diverse ricette antiche si menziona l'uso del prosciutto la cui preparazione era pratica consueta, almeno nel contesto delle ville rustiche padronali, e ciò si trova testimoniato nei ricettari e nei trattati di agricoltura dal cinquecento in poi. Nel seicento si menziona un prosciutto veneto detto "di Padova", e non è un caso isolato.

Presso le famiglie contadine meno abbienti si diffuse nel tempo la consuetudine di allevare il maiale vendendone le cosce ai negozianti. In questo modo le parti rimanenti, opportunamente acconciate a salsiccia, cotechino, salame, sopressa, pancetta e capocollo, venivano preparate e messe da parte per un consumo centellinato e progressivo nell'intero arco dell'anno. Da questa tradizione deriva il detto "maiale, musina (salvadanaio, salvezza) dei poveri". Solamente a partire da metà '800 ebbe inizio la commercializzazione delle cosce fresche.

Da una sintesi ben programmata tra tempi di salatura, peso del prosciutto, durata e condizioni di stagionatura, che in certi casi può raggiungere i 24 mesi, scaturisce il sapore elegante, vivo e pieno del prosciutto veneto berico-euganeo D.O.P.: un equilibrio perfetto di morbidezzadolcezza profumo. Proprio per la sua morbidezza e il suo aroma delicato e personale, si presta benissimo alla preparazione di antipasti, primi e secondi di elevato livello gastronomico. Al taglio, il prosciutto si presenta con una caratteristica colorazione rosea. La zona tipica di trasformazione, delimitata dal disciplinare di produzione, interessa quindici comuni nelle province di PadovaVicenza Verona, compresi nell'area padana e pedemontana dei Colli Berici e dei Colli Euganei, con aspetti omogenei per caratteri naturali ed ambientali.

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Coordinate geografiche
45.323834, 11.538167
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Controllo stagionatura Prosciutto Veneto Euganeo Berico DOP a Montagnana
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Soprèssa Vicentina DOP

Testo introduttivo

Nel 1577 il pittore Jacopo Da Ponte rappresenta la soprèssa vicentina nel dipinto "Cristo in casa di Marta, Maria e Lazzaro": all'interno di una cucina in subbuglio per preparare il pranzo all'ospite importante, viene tagliato un insaccato riconducibile alla soprèssa e simile ad altri appesi alle spalle.

Si tratta di un insaccato di qualità, fortemente legato al territorio di produzione, espressione della cultura e delle tradizioni gastronomiche contadine locali. L'alimentazione dei suini è seguita attentamente e prevede l'utilizzo quasi esclusivo di cereali nobili. Macellazione e trasformazione avvengono in piccoli stabilimenti locali che adottano un metodo di lavorazione conforme all'esperienza tradizionale.

Il clima e le caratteristiche dell'aria della zona geografica delimitata dalle piccole Dolomiti, dai Colli Berici e dall'Altopiano di Asiago influenzano sia le fasi di allevamento degli animali che la fase di stagionatura dell'insaccato.

Le carni della soprèssa vicentina D.O.P. vengono selezionate e macinate, poi vengono aggiunti gli altri ingredienti miscelati quali sale, pepe e altre spezie. Il tempo di stagionatura ed il luogo sono i responsabili del colore esterno, dapprima biancastro e poi grigio chiaro; al taglio la carne appare di colore rosso tendente al rosaceo, con le parti grasse distribuite in maniera uniforme.

La speziatura, che in alcuni casi può prevedere anche un sentore d'aglio, dona al prodotto un sapore inconfondibile, leggermente dolce eppure sapido.


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Coordinate geografiche
45.635812, 11.507955
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Taglio della Soppressa Vicentina
Autore
Davide Busetto
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Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP

Testo introduttivo

Oltre all'inserimento nella lista del Patrimonio Naturale dell'Umanità da parte dell'Unesco, un altro riconoscimento premia le Dolomiti Bellunesi: la qualificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta) conferita al miele, uno dei prodotti caratteristici di questo territorio.

La zona di produzione riguarda l'intera provincia di Belluno. L'ambiente naturale è caratterizzato da una flora alpina tipica e da piante arboree, arbustive ed erbacee adatte all'intensa attività delle api del genere ''Apis mellifera' che si sono adattate perfettamente alle caratteristiche  dell'ambiente montano di alta quota.

Date le diverse specie botaniche e floreali presenti si distinguono le varietà di miele Millefiori, Acacia, Tiglio, Castagno, Rododendro e Tarassaco.

L'attività apistica, che ha sempre contribuito al reddito agricolo delle popolazioni montane, è condotta ancora oggi in modo artigianale e richiede capacità specifiche che riguardano la conduzione delle arnie, la salvaguardia delle colonie e il metodo di raccolta.

L'importanza del miele per le popolazioni delle Dolomiti è documentata inoltre da reperti che risalgono a migliaia di anni fa e continua ad essere celebrato in varie manifestazioni agricole quali la fiera Agrimont di Longarone e la Festa dell'Apicoltura e dell'Agricoltura di Limana.

Il pregiato miele delle Dolomiti Bellunesi è utilizzato in molte ricette locali quali torte, biscotti e yogurt, ma anche per cucinare primi piatti come la pasta salsiccia e miele, come ingrediente del tipico liquore e in abbinamento con i formaggi tipici come il Piave DOP.

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Coordinate geografiche
46.184389, 12.08848
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Vasetti di Miele delle Dolomiti Bellunesi
Autore
Davide Busetto
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Asparago Bianco di Cimadolmo IGP

Testo introduttivo

L'asparago era già conosciuto nell'antichità dagli Egizi, Greci e Romani e il nome attuale deriva dal termine latino "asparagus". Detto anche asparagio o sparagio, è una pianta erbacea perenne che vive spontanea e viene coltivata nell'Europa centrale e meridionale. Della pianta si utilizzano, bolliti, i giovani germogli chiamati turioni. L'asparago bianco di Cimadolmo I.G.P. viene coltivato sui terreni sabbioso-limosi di origine alluvionale, permeabili e ben drenati, sulla riva sinistra del fiume Piave in provincia di Treviso, in un territorio che veniva spesso ricoperto dalle alluvioni del fiume.

Gli asparagi delle grave plavensi sono celebratissimi e primeggiano da sempre per qualità. Nel Seicento il Canonico Barpo li lodò tra le cose di cui non si può fare a meno fornendo, assieme alle motivazioni, una serie di ricette ancor oggi validissimeLa pregevolezza del prodotto plavense emerse anche dalle prime competizioni fieristiche regionali in voga alla fine dell'ottocento.

Il clima umido-temperato, tipico della zona di produzione, favorisce il rapido accrescimento della coltura, consentendo l'ottenimento di turioni teneri e privi di fibrosità. Si tratta di un ortaggio primaverile, in quanto i primi turioni si raccolgono verso fine marzo e la raccolta prosegue per 15-20 giorni, il terzo anno dopo l'impianto, e per un paio di mesi dopo il quarto anno. Il turione si presenta di colore totalmente bianco, senza sfumature verdi neppure sulla punta; secondo quanto previsto dal disciplinare, deve essere intero, esente da ammaccature ed impurità, privo di umidità eccessiva e odore o sapore estranei.

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Coordinate geografiche
45.786536, 12.361753
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Asparago Bianco di Cimadolmo IGP
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Malanotte del Piave DOCG

Testo introduttivo

La denominazione DOCG per il Malanotte del Piave, o Piave Malanotte, è l'ultima arrivata in ordine di tempo ad arricchire l'olimpo dei vini veneti di qualità. Con questo riconoscimento la regione è infatti arrivata a 11 marchi d'origine, confermandosi seconda in Italia alle spalle solo del Piemonte per numero di Denominazioni di Origine Controllate e Garantite, la massima attestazione in Italia e in Europa della qualità di un vino.

Il vino è prodotto con uve di qualità Raboso del Piave nella misura minima del 70% e Raboso veronese nella misura massima del 30%, con la possibilità di integrare fino a un 5% di altre varietà a bacca rossa della zona, congiuntamente o disgiuntamente. La nuova area imperniata sul fiume Piave ricopre quasi tutta la pianura della provincia di Treviso e della parte orientale della provincia di Venezia, con esclusione delle zone costiere e lagunari e ovviamente delle zone DOC e DOCG già presenti. Nasce su terreni argillosi, calcarei o ghiaiosi, senza forzature, con una resa massima di 12 tonnellate per ettaro di vigneto a coltura specializzata e una gradazione alcolometrica di almeno 12,50% volumi.

Una parte delle uve, dal 15% al 30%, viene appassita prima di essere pigiata, e per almeno trentasei mesi questo vino dal sapore austero, sapido e caratteristico, riposerà nelle cantine dei produttori, in parte in botti (almeno dodici mesi) e in parte in bottiglia (almeno quattro mesi), acquistando così alla fine un colore rosso rubino intenso spezzato da riflessi violacei, tendente al granato con l'invecchiamento, e il suo tipico profumo di ciliegia marasca speziata.

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Coordinate geografiche
45.724267, 12.362498
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Recioto di Gambellara DOCG

Testo introduttivo

Presente nell'olimpo dei vini italiani, grazie al riconoscimento di DOCG ottenuto nel 2008, il Recioto di Gambellara è un vino dalle caratteristiche organolettiche molto particolari, prodotto limitatamente nella zona collinare a ovest della provincia di Vicenza.

Prodotto nelle due tipologie Classico e Spumante, deve essere composto, secondo il disciplinare di produzione, per il 100% di uva Garganega: si tratta di un vitigno autoctono che nasce sui colli di Gambellara e noto già agli antichi Atesini e agli Etruschi, un vitigno a bacca bianca tra quelli di maggior rilievo nel vicentino e che ben si presta alla produzione di vini passiti.

La produzione per ettaro non è molto elevata, questo tuttavia favorisce la crescita di un'uva dalla qualità superiore. Ciò è certamente dovuto alle peculiari caratteristiche pedoclimatiche: le uve che danno vita al Recioto di Gambellara crescono su una terra d'origine vulcanica molto ricca di sali minerali; il clima è mite con estati calde e accentuatamente umide e con periodi invernali ricchi di precipitazioni e senza rilevanti escursioni termiche.

Il vino si presenta con un bel colore tra il paglierino e il giallo dorato con sfumature ambrate, un odore intenso con seducenti profumi fruttati, un gusto dolce, strutturato ed equilibrato. Risulta ideale in abbinamento con dolci, biscotti di tutti i tipi e gelati.

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Coordinate geografiche
45.460279, 11.336193
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Grappoli uva garganega recioto di gambellara
Autore
Roberta Cozza
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Recioto di Soave DOCG

Testo introduttivo

Il Recioto di Soave, prodotto nelle colline della zona del Soave, è stato il primo vino veneto ad ottenere la certificazione di origine controllata e garantita, nel 1998. L'esistenza in territorio veronese di un vino bianco dolce, simile all'attuale Recioto di Soave, è testimoniata già nel V secolo, quando un noto ministro del re Teodorico chiedeva per gli ospiti della mensa reale, oltre l'acinatico "rosso" quello "bianco", che si doveva ottenere da uve «scelte dalle domestiche pergole», conservate in fruttai fino all'inverno inoltrato, con i grappoli appesi. 

Il nome Recioto deriva dalla parola dialettale veneta "recia", in italiano orecchio, che simbolizza la forma tipica della parte alta del grappolo di Garganega, quella più ricca di zuccheri e più esposta al sole, che viene selezionata per fare il vino: i grappoli migliori vengono fatti appassire su graticole per un periodo variabile dai 4 ai 6 mesi e poi vengono pigiati. La fermentazione che segue è molto lenta e lunga e avviene in piccole botti.

Alla DOCG appartengono i vini Recioto di Soave, Recioto di Soave classico - prodotto nella cosiddetta zona classica - e Recioto di Soave spumante. Il Recioto di Soave ha un colore giallo dorato brillante, più o meno intenso; il profumo è intenso e fruttato con sfumature di vaniglia; il gusto è dolce o amabile, vellutato e armonico, di corpo e con eventuale percezione di legno.

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Coordinate geografiche
45.422157, 11.251283
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