Casatella trevigiana DOP
La Casatella Trevigiana è una specialità dal sapore semplice e delicato, iscritta nel Registro comunitario delle denominazioni d'origine dal 2008.
Tipico della provincia trevigiana, un tempo questo formaggio era prodotto nelle piccole aziende agricole di campagna e la sua è una storia antica.
Erano le donne che, dopo aver effettuato la mungitura dei pochissimi capi di bestiame, lavoravano il latte utilizzando attrezzi rudimentali e tecniche molto semplici tramandate nei secoli.
Era un formaggio la cui produzione variava a seconda delle stagioni, tanto che si preferiva farla d'inverno quando il latte risultava più ricco di grassi. Allora era chiamato ‘casada' (che in dialetto trevigiano significa appunto casa) e il nome odierno con ogni probabilità deriva da questa vecchia denominazione.
Oggi la Casatella DOP viene prodotta tutto l'anno grazie ai processi di meccanizzazione.
E' un formaggio che racchiude in sé caratteristiche di tradizione e innovazione che ne fanno uno dei prodotti caseari più apprezzati per freschezza e doti nutrizionali.
Il latte con cui viene prodotto deve provenire solo dalle stalle presenti in provincia di Treviso e anche il resto del processo (caseificazione, maturazione e confezionamento) deve svolgersi nella zona di produzione.
Da gustare da sola, semplicemente così com'è, spalmata sul pane o sulla polenta, la Casatella trevigiana si presta a essere ingrediente di ricette elaborate accostandosi con successo al pesce e alla carne. E riesce anche a stupire i palati più esigenti quando diventa un delizioso dessert!VISITA IL SITO DEL CONSORZIO
Aglio bianco polesano DOP
Un ortaggio prezioso in cucina (crudo, intero o sminuzzato, secco in polvere, spremuto) e molto utilizzato anche per le numerose proprietà: antibatterica, antisettica, mucolitica, ipotensiva e come regolatore del sistema cardiovascolare. Si può davvero dire che l'aglio è un toccasana per tutto.
Nel Polesine (in provincia di Rovigo) l'aglio è una coltura assai diffusa e vanta una tradizione sia per la produzione che per la sua lavorazione prima della vendita. Storicamente la presenza di tale coltura la si rileva già nel XVI secolo.
Il fatto che la coltura dell'aglio si sia radicata nel tempo sul territorio del Polesine dimostra che la combinazione del fattore pedo-climatico dell'area e del fattore umano è risultata elemento fondamentale per l'affermazione di tale prodotto orticolo.
L'Aglio Bianco Polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme, data l'assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell'apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette, hanno una colorazione verde/azzurra.
La zona di produzione dell'Aglio Bianco Palesano DOP comprende i seguenti comuni del Polesine: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesina.
Riso Vialone Nano Veronese IGP
Il riso, arrivato a Venezia da Oriente, è presto diventato emblema di ricchezza, abbondanza e fertilità, come simbolizzato dal gesto di lanciare una manciata di riso agli sposi a fine rito. Nel Veneto, a base di riso è sempre stato il piatto di buon auspicio sia sulle mense dei poveri, come riso e fegatelli in occasione delle nozze rustiche di antica memoria, che sulle tavole dei nobili: il piatto tipico dei Dogi nel giorno di San Marco, patrono di Venezia, era il tuttora famosissimo risi e bisi. La sua coltivazione nella pianura veronese, che risale ai primi anni del Seicento, influenzò notevolmente il paesaggio agrario e modificò le tradizioni della zona.
La risicoltura veronese è sempre stata caratterizzata dalla coltivazione di risi di alto pregio e le pratiche colturali si sono affinate negli anni, seguendo sempre la tradizione pur nella modernizzazione delle tecniche utilizzate. L'avvento della varietà Vialone Nano ha riscosso un grandissimo successo in questa zona, trovandovi la massima espressione qualitativa ed inducendo i produttori aderenti al Consorzio per la Tutela a chiederne il riconoscimento europeo di qualità.
Per i veneti il riso è un prodotto speciale tanto che il modo di cottura regionale risulta unico e si chiama "all'onda": il riso viene cotto in pochissimo liquido, in modo che il chicco acquisti il gusto dagli altri ingredienti, pur rimanendo al dente, e deve restare morbido, come un'onda, dopo essere stato "mantecato", cioè imburrato e cosparso eventualmente di formaggio grana grattugiato.
Il territorio di coltivazione previsto dal disciplinare è un territorio molto vasto, oggi collegato dalla Strada del prodotto tipico, ricco di testimonianze architettoniche e culturali.
Riso del Delta del Po IGP
Pochi decenni dopo la diffusione del riso nella pianura Padana (1450) compaiono le prime documentazioni sulla presenza di coltivazioni in Polesine, in particolare nel territorio del Delta del Po: questa coltura era infatti strettamente legata alla bonifica.
La coltivazione del riso diveniva perciò importante per accelerare il processo di utilizzazione dei terreni salsi da destinare poi alla rotazione colturale, come viene testimoniato da una legge della Repubblica Veneta del 1594 che proibisce la concessione dell'acqua a questa coltura e da' la possibilità di coltivare il riso solo «per valli ed altri luochi sottoposti alle acque, stimati impossibili di asciugarli in tutto e di rendersi ad alcuna cultura». Verso la fine del 1700 alcuni patrizi veneziani iniziarono con metodi sistematici la coltivazione del riso nei territori appena bonificati in provincia di Rovigo, ma nell'800 saranno soprattutto i nuovi proprietari borghesi a diffondere su larga scala questa coltura.
L'area tipica per l'ottenimento del "Riso del Delta del Po" si estende sul cono orientale estremo della pianura padana fra le Regioni Veneto ed Emilia Romagna, nei territori formati dai detriti e riporti del fiume Po nonche' dalle successive opere di trasformazione fondiaria che ne hanno reso possibile la coltivazione.
Nel Veneto, il Riso del Delta del Po viene coltivato nel territorio dei seguenti comuni della provincia di Rovigo: Ariano Polesine, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina e Loreo. L'indicazione "Riso del Delta del Po" designa esclusivamente il frutto del riso appartenente al tipo Japonica, gruppo Superfino nelle varieta' Carnaroli, Volano, Baldo e Arborio.
Radicchio di Verona IGP
Dalla forma a ovale allungato, foglie compatte di colore rosso scuro intenso abbellite da una nervatura principale bianca, molto sviluppata, il Radicchio di Verona IGP può essere di tipo "precoce" e "tipo tardivo". La zona di produzione si estende nella fascia del basso Veneto costituita da terreni alluvionali, sabbiosi e ricchi di sostanza organica, profondi, ben drenati, freschi, e dotati di buona fertilità, con un clima caratterizzato da estati molto calde ed afose e inverni rigidi e nebbiosi con escursione termica annua elevata.
Più volte etichettato come "oro rosso della Bassa", il radicchio di Verona è croccante, leggermente amarognolo, ricco di vitamine A e B, sali minerali e proprietà depurative. Si trova facilmente sul mercato e le sue caratteristiche organolettiche ne consentono un utilizzo ad ampio raggio, dall'antipasto al dolce, da crudo come da cotto.
Non resta che assaggiarlo, dunque, a casa o direttamente nei ristoranti veronesi o approfittando delle importanti fiere di Casaleone e Roveredo di Guà, località veronesi in cui la coltivazione di questo prelibato ortaggio è secolare.
Radicchio di Chioggia IGP
Il Radicchio di Chioggia IGP prende il nome dal luogo che gli ha dato fama, la graziosa città lagunare di Chioggia, a sud della laguna veneta, ma viene coltivato anche in altri comuni delle province di Padova, Rovigo e Venezia. E' anch'esso figlio del più blasonato Radicchio di Treviso ma si distingue per la forma sferica molto compatta, le foglie di colore rosso più o meno intenso con nervature centrali bianche che richiamano quella di una rosa.
Esportato in tutta Europa, è una tipicità di antiche tradizioni come riscontrato nel quaderno mensile dell'Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie (marzo 1923), nel volume "Cenni di economia orticola" di Pagani-Gallimberti dove viene indicata la tecnica colturale del radicchio ottenuto negli orti lagunari e infine nello studio "Orti sperimentali di Chioggia" (1935) in cui si riscontrano ricerche sulle nuove varietà di ortaggi e cicorie con particolare riferimento al radicchio.
Prodotto nelle tipologie "precoce" e "tardiva" questo ortaggio croccante e leggermente amarognolo è ricco di fibra, vitamine, di calcio, fosforo e magnesio, con proprietà antiossidanti e antiradicali, diuretiche e depurative. Il Radicchio di Chioggia IGP si consuma soprattutto crudo, ma riserva piacevoli sorprese al palato anche da cotto in ricette di diverso tipo.
Radicchio Variegato di Castelfranco IGP
La sua storia e la sua tradizione sono strettamente legate a quella del radicchio rosso di Treviso tardivo. Deriva infatti quasi certamente da un incrocio di quest'ultimo con la scarola, ottenuto proprio nella zona di Castelfranco Veneto: alla scarola appartiene sicuramente la caratteristica foglia larga, spessa e di colore biancocrema, mentre dal rosso tardivo sembra derivare la colorazione intensa e brillante delle variegature e la naturale predisposizione alla forzatura-imbianchimento.
Il prodotto che ne deriva, oltre che delizioso al palato, è tanto bello da aver suggerito per lui il nome di "rosa di Castelfranco" o "fiore che si mangia". Il cespo si presenta con le caratteristiche foglie di colore bianco-crema ricche di variegature di tinte diverse, dal viola chiaro al rosso violaceo al rosso vivo.
Il sapore, delicato, va dal dolce ad un amarognolo gradevole. Per questo la tradizione locale lo vuole utilizzato soprattutto crudo, semplicemente in insalata, come peraltro accade per tutti i nobili radicchi trevigiani. Ciò non toglie che lo si possa utilizzare come ingrediente di altre gustose ricette. Nell'area di produzione delimitata dal disciplinare - tra le province di Treviso, Padova e Venezia - i terreni sono freschi, profondi, ben drenati e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi.
La raccolta dei cespi è prevista a inizio ottobre, ma solo la tecnica è capace di esaltare le caratteristiche organolettiche ed estetiche del prodotto, che alla fine di un lungo percorso viene presentato in cespi omogenei, di circa 15 centimetri di diametro, ben compatti e con corto fittone.
Asparago di Badoere IGP
L’asparago è un ortaggio che vanta una lunghissima tradizione in terra trevigiana, tanto che l'origine sembra risalire alla conquiste romaniche. Mentre dal punto di vista documentale sono innumerevoli le fonti che annoverano l'"Asparago di Badoere" come una delle produzioni locali più pregiate del Veneto.
Due le tipologie del delicato turione: quella "bianca" (5 varietà) e quella "verde" (5 varietà). Quello bianco presenta un sapore dolce, non acido né salato, tenero e privo di fibrosità; quello verde ha invece sapore marcato, non acido né salato, con aroma fruttato ed erbaceo persistente. Una bontà per il palato ma anche un alleato per la salute: l'asparago è ricco di vitamine e minerali, ha proprietà depurative e diuretiche e viene particolarmente indicato nelle diete dimagranti.
Le aree di produzione comprendono il territorio trevigiano (con i comuni di Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano, Morgano, Paese, Preganziol, Quinto, Resana, Treviso, Vedelago, Zero Branco); quello padovano (Piombino Dese e Trebaseleghe), e infine il veneziano (Scorzè). Con il riconoscimento del marchio IGP la provincia di Treviso vanta ben due Indicazioni Geografiche Protette di asparagi (c'è infatti anche quella di Cimadolmo), cui si affianca la DOP vicentina dell'Asparago di Bassano.
Radicchio Rosso di Treviso IGP
E' un prodotto unico e inimitabile, espressione della tipica cultura rurale del trevigiano.
Il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP è localmente noto come radìcio spadón, spadone, cioè a forma di spada. Questa caratteristica regale non è seconda all'altra, quella del colore porpora vivo tendente al viola, che contribuisce in egual modo a stimolare la sua fama nel mondo.
Freschezza e delicatezza del gusto, fragranza e nobile fragilità delle sue foglie slanciate, serrate caparbiamente a protezione del cuore; un fiore rosso che si sfoglia a fatica; un ortaggio che ti gratifica mentre lo lavori in cucina come quando lo mangi; che ti scrocchia in mano, che ti accarezza i polpastrelli delicatamente; che quando lo mangi ha un sentore delicato d'amaro: questo è il radicchio di Treviso tardivo! Per questo si consiglia di consumarlo crudo, intatto nelle sue qualità, magari accompagnato da altri sapori delicati che lo esaltino.
L'area di produzione del radicchio rosso di Treviso I.G.P. coincide con un ampio territorio tra le province di Treviso, Padova e Venezia. Nelle sue due tipologie, precoce e tardivo, viene coltivato su suoli profondi e ben drenati.
Pesca di Verona IGP
Originaria della Cina, la pesca giunse nel bacino mediterraneo grazie alle conquiste di Alessandro Magno. Fin dall'epoca romana si hanno notizie della coltivazione della pesca anche nell'area veronese e dal 1500 in modo specifico sulle rive del Lago di Garda.
Oggi la zona di produzione della Pesca di Verona a Indicazione Geografica Protetta (IGP) è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l'intero territorio dei comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d'Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant'Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.
Dalla "vellutata" bellezza e delicata bontà, la pesca raggiunge l'optimum in piena estate, con frutti dalla polpa dolce, succosa e dai vividi colori. Le pesche tipiche di Verona sono solo quelle a polpa bianca o gialla e le nettarine a polpa gialla a maturazione precoce, media e tardiva. Il colore dell'epidermide dei frutti è molto esteso e intenso, la polpa è consistente e succosa, di sapore caratteristico dovuto al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità legato alla scarsa attività vegetativa delle piante ed al particolare clima favorevole, grazie alla protezione delle colline e alla mitezza del Garda.