Valpolicella DOC
Viene chiamata Valpolicella l'ampia area geografica che si compone di tre valli percorse dai torrenti di Negrar, Marano e Fumane, che scendendo dai monti della Lessinia defluiscono nell'Adige. La zona definita "classica" è il distretto enologico più antico: si tratta di una terra rigogliosa, con un paesaggio ricco e pieno, già definito il "giardino di Verona". Questo nucleo originario si è poi esteso ed oggi la zona di produzione comprende la fascia collinare veronese che va da Sant'Ambrogio alla Valpantena alla valle di Cazzano di Tramigna, una zona comunque fertile ed affascinante, dove con la vite convivono le colture del ciliegio e dell'olivo.
Ernest Hemingway definiva questo vino «leggero, secco, rosso e cordiale come la casa di un fratello con cui si va d'accordo». Ma scorrendo a ritroso nel tempo fino al quinto secolo a.C., si trovano testimonianze in cui si definiva "Retia" la Valpolicella e "Rètico" il vino che vi si produceva: un vino da uve appassite, menzionato per la sua indiscussa qualità da classici come Virgilio, Marziale, Plinio il Vecchio e Columella. Dei vini passiti o "recioti " sembra parlare anche Cassiodoro,segretario scrittore del re ostrogoto Teodorico (V sec.), che ne ha lasciato descrizione col nome di "Acinatico".
Vicenza DOC
Nati dall'antica sapienza dei vignaioli vicentini, questi vini sanno stupire ed emozionare perché portano dentro di sé il valore di un territorio, quello vicentino nel senso più ampio del termine, dall'area berica alla zona pedemontana, da sempre vocato alla tradizione vitivinicola.
I vini bianchi che fanno parte della D.O.C. sono: Vicenza Bianco (anche nelle versioni frizzante, spumante e passito), Vicenza Chardonnay, Vicenza Chardonnay spumante, Vicenza Garganego (da uve di Garganega), Vicenza Garganego spumante, Vicenza Pinot bianco, Vicenza Pinot bianco spumante, Vicenza Pinot grigio, Vicenza Manzoni bianco, Vicenza Riesling (da Riesling renano e/o Riesling Italico), Vicenza Sauvignon, Vicenza Moscato e Vicenza Moscato spumante (da Moscato bianco e/o Moscato giallo).
I vini rossi della D.O.C. sono: Vicenza Rosso, Vicenza Cabernet (da Cabernet franc, Cabernet Sauvignon e Carmenère), Vicenza Cabernet Sauvignon, Vicenza Merlot, Vicenza Pinot nero e Vicenza Raboso (tutti anche in versione riserva), Vicenza rosato e Vicenza novello.
Venezia DOC
Questa DOC è il giusto riconoscimento per una tradizione vitivinicola dalle lontane origini, una tradizione che da sempre ha puntato alla qualità. Comprende tutto il territorio del Piave e la quasi totalità del Lison Pramaggiore, estendendosi dunque nelle province di Venezia e Treviso, dai colli di Conegliano alla laguna di Caorle
Secondo il disciplinare di produzione della DOC Venezia, possono fregiarsi di tale titolo di qualità i vini delle seguenti tipologie: Rosso, Merlot, Cabernet-Sauvignon, Cabernet franc, Chardonnay, Pinot grigio, Bianco spumante, Bianco frizzante, Rosato, Rosato spumante, Rosato frizzante. Secondo le indicazioni contenute nelle norme relative alla base ampelografica, tali vini devono necessariamente essere ottenuti da uve provenienti da vitigni situati nelle province di Venezia e Treviso nei quali siano presenti, per almeno l'85%, le varietà di Merlot, Cabernet-Sauvignon, Cabernet franc, Chardonnay, Pinot grigio.
Per quanto riguarda i vini rosato o rosè (anche in versione spumante e frizzante), la produzione avviene con uve provenienti per almeno il 70% da vitigni Raboso Piave o Raboso veronese. Il Rosso DOC Venezia proviene da uve Merlot per almeno il 50%, mentre per il Bianco frizzante e il Bianco spumante, la composizione è Verduzzo friulano o Verduzzo trevigiano o Glera per almeno il 50%.
Anche per quel che riguarda le norme relative a tecniche di coltivazione e vinificazione, la parola d'ordine è "tradizione": sono infatti ammesse solamente le pratiche tradizionali della zona, con interventi atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini, nell'ottica dell'identificazione e della valorizzazione di un territorio peculiare e strategico come risulta essere l'area del Piave.
Valpolicella Ripasso DOC
La Valpolicella è una zona geografica che ha indissolubilmente legato il proprio nome alla produzione di vini di qualità: alla base delle Prealpi Veronesi, attorno alle valli percorse dai torrenti Negrar, Marano e Fumane che scendono dai monti della Lessinia per defluire poi nell'Adige, queste colline sono infatti la patria dell'Amarone e del Recioto, due protagonisti assoluti del mondo enologico che ben rappresentano l'eccellenza dei vini del Veneto.
In questo contesto si inserisce la produzione del Valpolicella Ripasso. Il nome "ripasso" si riferisce alla particolare procedura seguita per la produzione di questo vino. Le uve impiegate sono le stesse utilizzate per la vinificazione dell'Amarone e del Recioto, dove il termine "stesse" è da intendersi proprio in senso letterale: dopo essere state utilizzate per la produzione di vini amarone e recioto, in cui le uve vengono pressate in modo contenuto, le vinacce vengono infatti aggiunte al tino del Valpolicella classico per una rifermentazione della durata di 10-15 giorni. Tale operazione viene detta appunto "ripasso" e dà come risultato un vino di alta qualità, di notevole durata e di moderata gradazione alcolica. Le caratteristiche organolettiche sono le seguenti: il colore è rosso carico tendente al granato con invecchiamento; l'odore è caratteristico con profumo gradevole; il gusto è pieno, vellutato e di corpo. Risulta ideale in combinazione con tutti i piatti a base di carne, arrosti di selvaggina, formaggi.
Valdadige DOC
La zona a D.O.C. si estende su un territorio molto vasto che va dalla Chiusa di Ceraino in provincia di Verona, dove l'Adige inizia il suo percorso verso la pianura, fino a Bolzano.
La Valdadige è stata un punto di collegamento e di sviluppo economico molto importante nella storia sin dall'epoca romana, quando vennero costruite due strade sulle due sponde opposte del fiume: la Via Claudia Padana, proveniente da Ostiglia, e la Via Claudia Augusta Altinate, proveniente da Altino, nei pressi di Padova. Le successive invasioni barbariche costrinsero gli abitanti a rifugiarsi in zone ad alta quota, dove si dedicarono alla pastorizia ed allo sfruttamento del bosco. Nel Medioevo monasteri e signorie segnarono il territorio con castelli e conventi, che resero fiorente questa zona molto ricca di coltivazioni, fra cui primeggiavano proprio i vigneti.
Lungo la Valdadige si trovano innumerevoli castelli, monasteri e chiese che testimoniano la molteplicità e la ricchezza culturale dell'area. Questa valle conserva del passato anche numerose fortezze e ricordi di grandi battaglie, come quella di Napoleone contro gli Austriaci a Rivoli nel 1797. Rocche, castelli e forti si susseguono sui crinali che dominano la valle e lungo la storia, che ha visto transitare numerosi eserciti: sono ben otto i Forti eretti tra il 1848 e la fine del secolo da Austriaci e Italiani, fortificazioni erette a presidio della valle che sono divenuti parte integrante e caratterizzante del territorio.
Soave DOC
Questa zona - il più grande vigneto d'Europa per estensione, con i suoi 6.600 ettari collocati nell'arco collinare nella parte orientale della provincia di Verona - è stata la prima D.O.C. riconosciuta in Italia nel 1936 e, negli ultimi anni, ha ottenuto ben due denominazioni di origine controllata e garantita, il massimo della certificazione di qualità sotto il profilo enologico: il Recioto di Soave D.O.C.G. e il Soave Superiore D.O.C.G. La zona di produzione più antica, che si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d'Alpone e Soave, fu delimitata fin dal 1931 e coincide con quella del Soave "classico", mentre la sottozona Colli Scaligeri va da San Martino Buon Albergo a Roncà, interessando i rilievi della Val di Mezzane, Val d'Illasi, Val Tramigna e Val d'Alpone. In tutta ques'area si ottiene la massima espressione qualitativa della Garganega, tanto che la zona si identifica con il suo vitigno e viceversa, creando tra loro un legame unico e irripetibile.
Soave sembra derivare da "Suaves", nome che indicava gli Svevi quando calarono in Italia con il re longobardo Alboino. Il territorio era già conosciuto dal punto di vista agricolo in epoca romana, in quanto era un "pagus", cioè un distretto campagnolo circoscritto e forse centuriato, noto per la sua buona posizione e per l'intensità delle coltivazioni. Durante il Medioevo - epoca a cui risale il Castello di Soave - l'importanza della viticoltura nella zona continuò ad aumentare.
A curiosa testimonianza di come sempre il vino si sia intrecciato con la storia di questo territorio, e di quanto già nel 1300 fosse importante la raccolta dell'uva per la città di Soave, basti ricordare la scritta su una lapide muraria sotto il poggiolo del Palazzo di Giustizia di Soave, dove si legge «Io, casa amica del diritto, sono stata eretta quindici lustri dopo gli anni mille e trecento... quando i paesani pigiano con i piedi le uve».
Alla D.O.C. appartengono i vini Soave, Soave classico, Soave spumante e Soave Colli Scaligeri. Il Soave deriva dalla sapiente unione delle uve della Garganega - in una percentuale almeno pari al 70 per cento - con quelle del Trebbiano di Soave, dello Chardonnay e del Pinot bianco, complessivamente insieme fino a un massimo del 30 per cento: da questa combinazione si ottiene un vino dal colore paglierino a volte tendente al verdognolo, un profumo intenso e delicato, un sapore asciutto, di medio corpo, armonico e leggermente amarognolo.
Il Soave, grazie alla sua collocazione geografica e alla vicinanza con le grandi vie di comunicazione che la delimitano a sud, nonché alla valenza storico-monumentale che caratterizza il territorio, si pone nell'ambito veronese come terzo polo di interesse dopo Verona e il lago di Garda. La Strada del Vino collega vigneti e pievi in un percorso ideale di circa cinquanta chilometri, offrendo al visitatore la possibilità di godere dell'indubbia bellezza paesaggistica e di visitare chiese romaniche, ville, castelli e musei.
San Martino della Battaglia DOC
Una piccola nicchia geopedologica e climatica, al confine tra le colline moreniche e l'entroterra a sud del lago di Garda, parzialmente coincidente con le aree di produzione a D.O.C. Lugana e Garda, rappresenta l'ambiente di elezione del Tocai friulano.
Il vitigno è riuscito a sopravvivere nel tempo in questa zona a tutte le influenze esterne, che hanno qui diffuso anche altre varietà a bacca bianca o rossa. Il motivo della conservazione del Tocai da parte dei viticoltori locali si deve sicuramente ricercare nelle soddisfazioni qualitative che questo vitigno fornisce e non certo per l'aspetto quantitativo delle produzioni, sempre molto limitate. Proprio sui colli, talvolta quasi completamente sassosi, il vitigno si è perfettamente adattato ed esprime il massimo delle sue potenzialità. Grazie alle basse produzioni ed alle raffinate tecniche di vinificazione, si ottengono vini dalle piacevolissime caratteristiche aromatiche.
I vini della D.O.C. sono: San Martino della Battaglia Bianco e San Martino della Battaglia liquoroso. Il San Martino della Battaglia Bianco presenta un colore giallo citrino, tendente al dorato con l'affinamento; il profumo è evoluto, intenso e caratteristico, mentre il sapore è fresco, secco con retrogusto leggero di mandorla. Il San Martino della Battaglia liquoroso ha colore giallo tendente al dorato con l'affinamento, profumo intenso caratteristico e sapore gradevolmente dolce, vellutato, armonico e generoso, con leggero retrogusto di mandorla ed eventualmente con sapore di legno derivante dall'affinamento in botte.
La zona offre al visitatore molte opportunità dal punto di vista naturalistico, artistico e storico. Vi si possono scoprire ancor oggi tracce del passaggio di popoli e dominazioni, dagli antichi Romani che hanno occupato Peschiera fino alla Serenissima Repubblica di Venezia, dalla Francia di Napoleone agli Asburgici. Non bisogna dimenticare che queste terre sono state teatro di molte battaglie durante il Risorgimento.
Terradeiforti DOC
Si tratta di un territorio ai confini delle province di Verona e Trento con viticoltori che, fedeli alla tradizione, riescono a trasferire nel presente sensazioni ed emozioni d'altri tempi. La Valle dell'Adige è una perla incastonata tra Veneto e Trentino sulle sponde dell'omonimo fiume, una valle modellata dai ghiacciai dell'era quaternaria e scavata dal fiume, che si insinua a sud a partire dalla Chiusa di Ceraino e si apre verso nord tra i fianchi del Monte Baldo e della Lessinia, fino a raggiungere la provincia di Trento. Comprende i comuni di Rivoli Veronese, Brentino Belluno, Dolcè ed Avio, legati tra di loro dal corso dell'Adige e dai filari delle vigne.
Le prime testimonianze di coltivazione della vite in quest'area risalgono al primo secolo dopo Cristo, quando Plinio il Vecchio in visita nel Veronese, descrivendo i dintorni a nord, ebbe a dire: «... labruscae: hoc est vitis silvestris quod vocatur oenanthium...». L'autore latino cita appunto l'Enantio, uno dei due vini rossi autoctoni.
DOC
Una produzione enologica dove la tradizione va a braccetto con l’innovazione.
Una varietà di suoli e di clima che caratterizzano vini famosi anche all’estero. Con le sue DOC il Veneto si conferma una delle regioni vitivinicole più importanti a livello europeo.
Prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOP
La trasformazione e i metodi di conservazione delle carni suine in Veneto erano già conosciuti e diffusi in epoca preromana: a quei tempi risalgono infatti carcasse suine a cui mancavano gli arti posteriori, segno evidente dell'utilizzo delle cosce.
La parola prosciutto deriva dal termine latino "perexuctus", che significa prosciugato, proprio in riferimento alla sua tecnica di lavorazione. In diverse ricette antiche si menziona l'uso del prosciutto la cui preparazione era pratica consueta, almeno nel contesto delle ville rustiche padronali, e ciò si trova testimoniato nei ricettari e nei trattati di agricoltura dal cinquecento in poi. Nel seicento si menziona un prosciutto veneto detto "di Padova", e non è un caso isolato.
Presso le famiglie contadine meno abbienti si diffuse nel tempo la consuetudine di allevare il maiale vendendone le cosce ai negozianti. In questo modo le parti rimanenti, opportunamente acconciate a salsiccia, cotechino, salame, sopressa, pancetta e capocollo, venivano preparate e messe da parte per un consumo centellinato e progressivo nell'intero arco dell'anno. Da questa tradizione deriva il detto "maiale, musina (salvadanaio, salvezza) dei poveri". Solamente a partire da metà '800 ebbe inizio la commercializzazione delle cosce fresche.
Da una sintesi ben programmata tra tempi di salatura, peso del prosciutto, durata e condizioni di stagionatura, che in certi casi può raggiungere i 24 mesi, scaturisce il sapore elegante, vivo e pieno del prosciutto veneto berico-euganeo D.O.P.: un equilibrio perfetto di morbidezza, dolcezza e profumo. Proprio per la sua morbidezza e il suo aroma delicato e personale, si presta benissimo alla preparazione di antipasti, primi e secondi di elevato livello gastronomico. Al taglio, il prosciutto si presenta con una caratteristica colorazione rosea. La zona tipica di trasformazione, delimitata dal disciplinare di produzione, interessa quindici comuni nelle province di Padova, Vicenza e Verona, compresi nell'area padana e pedemontana dei Colli Berici e dei Colli Euganei, con aspetti omogenei per caratteri naturali ed ambientali.