Cozza di Scardovari DOP
La Cozza di Scardovari è il primo mollusco italiano ad aver ottenuto, nel 2013, il riconoscimento europeo della Denominazione d'origine protetta ed il quinto prodotto ad appartenere alla categoria “Pesci, molluschi, crostacei freschi” a livello nazionale.
La particolarità che la distingue è dovuta proprio alle caratteristiche dell'ambiente del Delta del Po, l'area umida più vasta d’Italia.
E' qui, nel comune di Porto Tolle (RO), che fin dagli anni Sessanta questo mitile viene allevato, in particolare nella Sacca di Scardovari, un'insenatura situata nell’area meridionale del delta, dove le correnti d’acqua dolce incontrano l'acqua di mare salata.
L'attenzione alla gestione dei vivai e alle specifiche tecniche di raccolta e depurazione, che mirano a conservare le pratiche tradizionali e a salvaguardare l’ambiente naturale, garantiscono le speciali caratteristiche organolettiche e nutrizionali del prodotto.
La Cozza di Scardovari DOP, dalla forma allungata con la conchiglia di colore nero-violaceo, è un alimento con grande valore nutritivo e contiene un alto livello di proteine e di acidi grassi polinsaturi, utili alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Inoltre garantisce un buon apporto di sodio, potassio e fosforo.
In cucina viene apprezzata “alla marinara” o come ingrediente nelle zuppe di pesce, ma spesso viene preparata anche gratinata al forno o consumata cruda. Il periodo ideale per il suo consumo va da aprile a settembre e si può acquistare presso i mercati ittici di tutta la zona polesana.
Casatella trevigiana DOP
La Casatella Trevigiana è una specialità dal sapore semplice e delicato, iscritta nel Registro comunitario delle denominazioni d'origine dal 2008.
Tipico della provincia trevigiana, un tempo questo formaggio era prodotto nelle piccole aziende agricole di campagna e la sua è una storia antica.
Erano le donne che, dopo aver effettuato la mungitura dei pochissimi capi di bestiame, lavoravano il latte utilizzando attrezzi rudimentali e tecniche molto semplici tramandate nei secoli.
Era un formaggio la cui produzione variava a seconda delle stagioni, tanto che si preferiva farla d'inverno quando il latte risultava più ricco di grassi. Allora era chiamato ‘casada' (che in dialetto trevigiano significa appunto casa) e il nome odierno con ogni probabilità deriva da questa vecchia denominazione.
Oggi la Casatella DOP viene prodotta tutto l'anno grazie ai processi di meccanizzazione.
E' un formaggio che racchiude in sé caratteristiche di tradizione e innovazione che ne fanno uno dei prodotti caseari più apprezzati per freschezza e doti nutrizionali.
Il latte con cui viene prodotto deve provenire solo dalle stalle presenti in provincia di Treviso e anche il resto del processo (caseificazione, maturazione e confezionamento) deve svolgersi nella zona di produzione.
Da gustare da sola, semplicemente così com'è, spalmata sul pane o sulla polenta, la Casatella trevigiana si presta a essere ingrediente di ricette elaborate accostandosi con successo al pesce e alla carne. E riesce anche a stupire i palati più esigenti quando diventa un delizioso dessert!VISITA IL SITO DEL CONSORZIO
Asparago Bianco di Bassano DOP
L'area di produzione dell’Asparago Bianco di Bassano DOP comprende, oltre a Bassano del Grappa, anche altri comuni sempre della provincia di Vicenza.
In queste zone, l'asparago ha trovato uno sviluppo ideale, grazie al caratteristico suolo nelle vicinanze del corso del fiume Brenta che si presenta sabbioso, soffice, ben drenato e poco calcareo ed il clima particolarmente mite.
I turioni di asparago che si fregiano della D.O.P. sono di colore bianco-rosato, teneri, dal sapore dolce-amaro, ben formati, dritti, interi e con l'apice ben chiuso; non devono essere vuoti, né spaccati, né pelati o spezzati.
L'uso locale dell'asparago appare secolare. La leggenda più antica vuole sia stato Sant'Antonio da Padova a diffonderne la conoscenza nel Bassanese, dove si era recato per ammansire il tiranno Ezzelino da Romano. Il prodotto è legato al Santo anche perché la stagione del raccolto si considera tradizionalmente conclusa il 13 giugno, giorno della ricorrenza della sua morte a Padova nel 1231.
I primi documenti che attestano la presenza della coltivazione di asparagi sul territorio risalgono al periodo della Repubblica Veneta: il loro commercio risultava fiorente e, nella stagione adatta, non mancavano mai in occasione dei ricchi banchetti nobiliari.
Altri documenti testimoniano che gli asparagi erano particolarmente graditi anche dai Padri conciliari, nel loro passaggio a Bassano durante il viaggio di ritorno dal Concilio di Trento.VISITA IL SITO DEL CONSORZIO
Aglio bianco polesano DOP
Un ortaggio prezioso in cucina (crudo, intero o sminuzzato, secco in polvere, spremuto) e molto utilizzato anche per le numerose proprietà: antibatterica, antisettica, mucolitica, ipotensiva e come regolatore del sistema cardiovascolare. Si può davvero dire che l'aglio è un toccasana per tutto.
Nel Polesine (in provincia di Rovigo) l'aglio è una coltura assai diffusa e vanta una tradizione sia per la produzione che per la sua lavorazione prima della vendita. Storicamente la presenza di tale coltura la si rileva già nel XVI secolo.
Il fatto che la coltura dell'aglio si sia radicata nel tempo sul territorio del Polesine dimostra che la combinazione del fattore pedo-climatico dell'area e del fattore umano è risultata elemento fondamentale per l'affermazione di tale prodotto orticolo.
L'Aglio Bianco Polesano è una pianta con bulbi di colore bianco brillante uniforme, data l'assenza di striature di altro colore, di forma regolare e compatta, leggermente appiattiti nel punto di inserimento dell'apparato radicale. Le foglie, lanceolate e strette, hanno una colorazione verde/azzurra.
La zona di produzione dell'Aglio Bianco Palesano DOP comprende i seguenti comuni del Polesine: Adria, Arquà Polesine, Bosaro, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Ceregnano, Costa, Crespino, Fiesso Umbertiano, Frassinelle, Fratta, Gavello, Guarda Veneta, Lendinara, Lusia, Occhiobello, Papozze, Pettorazza, Pincara, Polesella, Pontecchio, Rovigo, S. Bellino, S. Martino di Venezze, Villadose, Villamarzana, Villanova del Ghebbo, Villanova Marchesina.
Radicchio di Verona IGP
Dalla forma a ovale allungato, foglie compatte di colore rosso scuro intenso abbellite da una nervatura principale bianca, molto sviluppata, il Radicchio di Verona IGP può essere di tipo "precoce" e "tipo tardivo". La zona di produzione si estende nella fascia del basso Veneto costituita da terreni alluvionali, sabbiosi e ricchi di sostanza organica, profondi, ben drenati, freschi, e dotati di buona fertilità, con un clima caratterizzato da estati molto calde ed afose e inverni rigidi e nebbiosi con escursione termica annua elevata.
Più volte etichettato come "oro rosso della Bassa", il radicchio di Verona è croccante, leggermente amarognolo, ricco di vitamine A e B, sali minerali e proprietà depurative. Si trova facilmente sul mercato e le sue caratteristiche organolettiche ne consentono un utilizzo ad ampio raggio, dall'antipasto al dolce, da crudo come da cotto.
Non resta che assaggiarlo, dunque, a casa o direttamente nei ristoranti veronesi o approfittando delle importanti fiere di Casaleone e Roveredo di Guà, località veronesi in cui la coltivazione di questo prelibato ortaggio è secolare.
Riso del Delta del Po IGP
Pochi decenni dopo la diffusione del riso nella pianura Padana (1450) compaiono le prime documentazioni sulla presenza di coltivazioni in Polesine, in particolare nel territorio del Delta del Po: questa coltura era infatti strettamente legata alla bonifica.
La coltivazione del riso diveniva perciò importante per accelerare il processo di utilizzazione dei terreni salsi da destinare poi alla rotazione colturale, come viene testimoniato da una legge della Repubblica Veneta del 1594 che proibisce la concessione dell'acqua a questa coltura e da' la possibilità di coltivare il riso solo «per valli ed altri luochi sottoposti alle acque, stimati impossibili di asciugarli in tutto e di rendersi ad alcuna cultura». Verso la fine del 1700 alcuni patrizi veneziani iniziarono con metodi sistematici la coltivazione del riso nei territori appena bonificati in provincia di Rovigo, ma nell'800 saranno soprattutto i nuovi proprietari borghesi a diffondere su larga scala questa coltura.
L'area tipica per l'ottenimento del "Riso del Delta del Po" si estende sul cono orientale estremo della pianura padana fra le Regioni Veneto ed Emilia Romagna, nei territori formati dai detriti e riporti del fiume Po nonche' dalle successive opere di trasformazione fondiaria che ne hanno reso possibile la coltivazione.
Nel Veneto, il Riso del Delta del Po viene coltivato nel territorio dei seguenti comuni della provincia di Rovigo: Ariano Polesine, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina e Loreo. L'indicazione "Riso del Delta del Po" designa esclusivamente il frutto del riso appartenente al tipo Japonica, gruppo Superfino nelle varieta' Carnaroli, Volano, Baldo e Arborio.
Riso Vialone Nano Veronese IGP
Il riso, arrivato a Venezia da Oriente, è presto diventato emblema di ricchezza, abbondanza e fertilità, come simbolizzato dal gesto di lanciare una manciata di riso agli sposi a fine rito. Nel Veneto, a base di riso è sempre stato il piatto di buon auspicio sia sulle mense dei poveri, come riso e fegatelli in occasione delle nozze rustiche di antica memoria, che sulle tavole dei nobili: il piatto tipico dei Dogi nel giorno di San Marco, patrono di Venezia, era il tuttora famosissimo risi e bisi. La sua coltivazione nella pianura veronese, che risale ai primi anni del Seicento, influenzò notevolmente il paesaggio agrario e modificò le tradizioni della zona.
La risicoltura veronese è sempre stata caratterizzata dalla coltivazione di risi di alto pregio e le pratiche colturali si sono affinate negli anni, seguendo sempre la tradizione pur nella modernizzazione delle tecniche utilizzate. L'avvento della varietà Vialone Nano ha riscosso un grandissimo successo in questa zona, trovandovi la massima espressione qualitativa ed inducendo i produttori aderenti al Consorzio per la Tutela a chiederne il riconoscimento europeo di qualità.
Per i veneti il riso è un prodotto speciale tanto che il modo di cottura regionale risulta unico e si chiama "all'onda": il riso viene cotto in pochissimo liquido, in modo che il chicco acquisti il gusto dagli altri ingredienti, pur rimanendo al dente, e deve restare morbido, come un'onda, dopo essere stato "mantecato", cioè imburrato e cosparso eventualmente di formaggio grana grattugiato.
Il territorio di coltivazione previsto dal disciplinare è un territorio molto vasto, oggi collegato dalla Strada del prodotto tipico, ricco di testimonianze architettoniche e culturali.
Radicchio di Chioggia IGP
Il Radicchio di Chioggia IGP prende il nome dal luogo che gli ha dato fama, la graziosa città lagunare di Chioggia, a sud della laguna veneta, ma viene coltivato anche in altri comuni delle province di Padova, Rovigo e Venezia. E' anch'esso figlio del più blasonato Radicchio di Treviso ma si distingue per la forma sferica molto compatta, le foglie di colore rosso più o meno intenso con nervature centrali bianche che richiamano quella di una rosa.
Esportato in tutta Europa, è una tipicità di antiche tradizioni come riscontrato nel quaderno mensile dell'Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie (marzo 1923), nel volume "Cenni di economia orticola" di Pagani-Gallimberti dove viene indicata la tecnica colturale del radicchio ottenuto negli orti lagunari e infine nello studio "Orti sperimentali di Chioggia" (1935) in cui si riscontrano ricerche sulle nuove varietà di ortaggi e cicorie con particolare riferimento al radicchio.
Prodotto nelle tipologie "precoce" e "tardiva" questo ortaggio croccante e leggermente amarognolo è ricco di fibra, vitamine, di calcio, fosforo e magnesio, con proprietà antiossidanti e antiradicali, diuretiche e depurative. Il Radicchio di Chioggia IGP si consuma soprattutto crudo, ma riserva piacevoli sorprese al palato anche da cotto in ricette di diverso tipo.
Radicchio Variegato di Castelfranco IGP
La sua storia e la sua tradizione sono strettamente legate a quella del radicchio rosso di Treviso tardivo. Deriva infatti quasi certamente da un incrocio di quest'ultimo con la scarola, ottenuto proprio nella zona di Castelfranco Veneto: alla scarola appartiene sicuramente la caratteristica foglia larga, spessa e di colore biancocrema, mentre dal rosso tardivo sembra derivare la colorazione intensa e brillante delle variegature e la naturale predisposizione alla forzatura-imbianchimento.
Il prodotto che ne deriva, oltre che delizioso al palato, è tanto bello da aver suggerito per lui il nome di "rosa di Castelfranco" o "fiore che si mangia". Il cespo si presenta con le caratteristiche foglie di colore bianco-crema ricche di variegature di tinte diverse, dal viola chiaro al rosso violaceo al rosso vivo.
Il sapore, delicato, va dal dolce ad un amarognolo gradevole. Per questo la tradizione locale lo vuole utilizzato soprattutto crudo, semplicemente in insalata, come peraltro accade per tutti i nobili radicchi trevigiani. Ciò non toglie che lo si possa utilizzare come ingrediente di altre gustose ricette. Nell'area di produzione delimitata dal disciplinare - tra le province di Treviso, Padova e Venezia - i terreni sono freschi, profondi, ben drenati e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi.
La raccolta dei cespi è prevista a inizio ottobre, ma solo la tecnica è capace di esaltare le caratteristiche organolettiche ed estetiche del prodotto, che alla fine di un lungo percorso viene presentato in cespi omogenei, di circa 15 centimetri di diametro, ben compatti e con corto fittone.
Fagiolo di Lamon IGP
La diffusione di questo legume nella zona montana veneta fu dovuta alla sensibilità dell'umanista Giovan Pietro dalle Fosse, più noto col nome accademico di Piero Valeriano, impiegato a Roma presso la corte papale di Clemente VII. Proprio dal Papa, nel 1532, ebbe in dono le preziose sementi con l'incarico di diffonderle nella terra natale. La qual cosa il Valeriano fece con entusiasmo, coltivando le piante nei suoi possedimenti del Castionese, presso Belluno, che si dimostrarono particolarmente adatti alla nuova specie. La pianta si diffuse abbastanza rapidamente nell'intera valle e nel Feltrino, trovando anche nelle zone di Lamon e Sovramonte l'ambiente ideale per rendere il prodotto di massima eccellenza tanto da farlo identificare, successivamente, in una varietà Borlotta col nome del paese: Lamon.
Su quell'altopiano le condizioni climatiche favorirono nel tempo il verificarsi di una selezione spontanea del fagiolo, che si caratterizzò in quattro varietà: Spagnol. Spagnolet, Calonega, e Canalino.
Il fagiolo venne così considerato dai lamonesi una vera e propria provvidenza ed entrò inevitabilmente nella gastronomia popolare insieme alla carne di pecora affumicata, collegata all'altra attività prevalente dell'altopiano, la pastorizia. Il fagiolo di Lamon ha ottenuto nel 1996 il riconoscimento IGP, a conferma della vocazionalità della zona e della tipicità del prodotto.