Castello Estense
Tra il 1140 e il 1146, Guglielmo III Adelardi dei Marchesella fece costruire in Polesine delle strutture difensive, piccoli ma ben strutturati castelli per proteggere le sue proprietà dalle mire e dalle insidie degli Estensi. Di queste antiche fortificazioni rimane in Polesine soltanto il castello di Arquà Polesine, una delle realtà medievali più interessanti e meglio conservate del territorio. Soltanto con il definitivo passaggio ai Veneziani nel 1482, il complesso perde la funzione difensiva per essere trasformato in una vera e propria residenza nobiliare, di cui ancora oggi sono osservabili gli affreschi con scene mitologiche realizzati tra la seconda metà del XVI secolo e l'inizio del XVII. Attualmente il castello è proprietà e sede del Comune di Arquà Polesine.
Castello Estense, Diedo, Da Mula, Traves dei Bonfili - Castello Estense, sede municipale <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000720
Villa Pojana
<p><b>Villa Pojana Miniscalchi-Erizzo-Bettero-Chiarelli</b> fu commissionata all'Architetto Andrea Palladio dal Vicentino Bonifacio Pojana, appartenente a una famiglia strettamente legata alla Repubblica di San Marco. Il progetto, ideato da Palladio alla fine degli anni Quaranta del Cinquecento, giunse a compimento nel 1563, sebbene solo una barchessa del progetto originale fosse effettivamente realizzata. La villa fu completata nel secolo successivo, quando i discendenti di Bonifacio Pojana fecero erigere un ulteriore corpo edilizio sulla destra, ispirato nelle modanature delle finestre alla facciata palladiana.</p><p>Il piano principale è caratterizzato da una grande sala rettangolare, coperta da una volta a botte, che domina l’intero ambiente. Intorno ad essa si distribuiscono le sale secondarie, ciascuna coperta da volte di diversa tipologia, richiamando la simbologia delle antiche strutture termali e creando un'atmosfera di continuità con l'antichità classica.</p><p>Dal 1996, <b>Villa Pojana</b> è inclusa nella lista dei <b>Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO</b>, insieme alle altre ville palladiane del Veneto, riconosciute per il loro valore storico e architettonico eccezionale.</p> .<br>
<p>La Villa è aperta al pubblico ogni<b> Mercoledì, Sabato, Domenica e nei giorni festivi, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.</b><br><b>Ogni prima domenica del mese sarà possibile visitarla gratuitamente con orario continuato, dalle 10:00 alle 18:00. </b>Si precisa che l'ingresso gratuito è solo la prima domenica del mese. <p>Per maggiori dettagli:<br>• Email: info@villapoiana.it<br>• Tel: +39 351 322 6843 (durante gli orari di apertura)</p></p><p><br></p>
<p><b>Tariffe di ingresso</b></p> <ul> <li> <p><b>Adulti (maggiorenni)</b>: € 5,00</p> </li> <li> <p><b>Gruppi famiglia</b> (genitori e figli):</p> <ul> <li> <p>3 persone: € 10,00</p> </li> <li> <p>4 persone: € 12,00</p> </li> <li> <p>5 persone: € 15,00</p> </li> <li> <p>Oltre 5 persone: € 20,00</p> </li> </ul> </li> <li> <p><b>Studenti universitari</b> (italiani o stranieri): € 2,00</p> </li> <li> <p><b>Iscritti a enti e associazioni di tutela e valorizzazione beni culturali, ambientali, paesaggistici convenzionati con IRVV</b>: € 2,00</p> </li> <li> <p><b>Comitive</b> (max. 25 persone per gruppo; oltre tale numero la visita sarà suddivisa e scaglionata per esigenze di tutela e sicurezza): € 75,00</p> </li> <li> <p><b>Visite scolastiche</b> (per classe, max. 25 persone; oltre tale numero la visita sarà suddivisa e scaglionata per esigenze di tutela e sicurezza): € 25,00</p> </li> <li> <p><b>Biglietto cumulativo "TOUR Ville Venete IRVV"</b> (se attivo e con validità entro il 31.12 dell'anno di acquisto, per Villa Venier-Contarini a Mira (VE) e Villa Pojana a Pojana Maggiore (VI)): € 7,00</p> </li> </ul> <p><b>Ingresso gratuito per:</b></p> <ul> <li> <p><b>Bambini e ragazzi sotto i 18 anni</b></p> </li> <li> <p><b>Adulti oltre i 65 anni</b></p> </li> <li> <p><b>Persone disabili e/o fragili</b> (compreso un accompagnatore)</p> </li> <li> <p><b>Donne in gravidanza</b></p> </li> <li> <p><b>Festeggiato il giorno del compleanno</b></p> </li> <li> <p><b>Sposi nell’anniversario di matrimonio</b></p></li> </ul>
Villa Pojana, Miniscalchi-Erizzo, Bettero, Chiarello - Villa Pojana <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500001513
Villa Querini Stampalia, Montanari, Taccoli, detta “Persa”
<p><b><i></i>Eccellenze della villa: </b>Chiesa benedettina del 1000 Affreschi del Falconetto (1400) Portale d’ingresso (1501) Pozzo e barchesse del 1500 Le facciate merlate della Villa (1500) I saloni delle feste La soffitta monumentale con panoramica a 360° Brolo, giardino e aia</p><p><b><i></i>Eccellenze del contesto: </b>Antica Chiesa parrocchiale di Pressana, Villa Grimani a Pressana, Villa Cainacqua a Caselle di Pressana, Museo Archeologico di Cologna Veneta, Città murata di Montagnana, Monastero di San Salvaro, Castello di Bevilacqua.</p>
Dalle 9 alle 20 tutti i giorni con prenotazione consigliata. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.
Ingresso e visita guidata: 3 euro.
Villa Querini Stampalia, Montanari, Taccoli, detta “Persa” - Villa Querini Stampalia <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500001158
Villa Barchessa e Parco Melchiorre Cesarotti
Un posto particolare nella storia di Selvazzano lo occupa Melchiorre Cesarotti (1730-1808): fu scrittore, traduttore, poeta e linguista. Egli concepì la villa di Selvazzano non solo come una residenza di campagna, ma come un luogo simbolico che riassumesse gli aspetti essenziali della sua cultura, tra arcadia, illuminismo e aperture preromantiche. <br>Cesarotti definiva il giardino della villa come un "poema vegetabile", che doveva costituire la realizzazione più compiuta della poetica già illustrata nel "Ragionamento sopra l’origine e i progressi dell’arte poetica" (1762), poi sviluppata nel "Saggio sulla filosofia del gusto" (1785), e praticata nella celebre traduzione dell’Ossian. Una poetica che privilegiava la natura rispetto alla civiltà, la sensibilità rispetto al razionalismo, l’immaginazione rispetto all’artificio. <br>Intorno al 1792 l'illustre letterato avviò un’opera di trasformazione della sua residenza di campagna che chiamava "Selvaggiano" e vi impiegò quasi dieci anni, alla fine dei quali ne uscì un'opera carica di significati letterari e filosofici. A visitare la villa e il giardino furono anche Madame de Stael e Ippolito Pindemonte. All'esterno sono stati recentemente restaurati e valorizzati il parco romantico e la barchessa.
Villa Cesarotti, Fabris<br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500001293
Villa Roberti
<p><b>Cenni storici<br></b>La casa sulla quale i Roberti costruirono (tra il 1549 e il 1553) il loro Palazzo fu edificata sulle rovine del castello Macaruffo di cui resta la Torre Medievale, poi adibita a colombara.<br>Il progetto per la realizzazione del complesso – dimora e barchessa- fu affidato da Girolamo Roberti all’architetto Andrea della Valle.<br>Nel “Palazzo”, gli esterni, la loggia, il salone, la sala d’entrata vennero affrescati dallo Zelotti, dal Fasolo e da Paolo Veronese, con raffigurazione di scene mitologiche tratte da la Metamorfosi di Ovidio e con figure rappresentati le Virtù e i Giganti.<br>Negli affreschi recentemente scoperti al piano superiore della Villa, c’è un curioso gioco di rinvii tra il paesaggio esterno e quello affrescato.</p> <p>Nella seconda metà del XVIII secolo vengono apportati dei cambiamenti e delle aggiunte al “Palazzo” per volere di Girolamo Frigimelica, divenuto nel frattempo proprietario del complesso Roberti per matrimonio, al fine di trasformarlo da azienda produttiva a luogo di villeggiatura. I cancelli in ferro battuto vengono realizzati nel 1741, ad opera del Valentini, mentre la Cappella è opera di Francesco Frigimelica.</p> <p>Nel 1786, il complesso Roberti-Frigimelica passa, per via testamentaria, ad Alvise Selvatico, successivamente ai De Lazara – Brusantini. Quindi, nel 1859, a Stefano Breda ed infine nel 1861, alla famiglia Salom, che ne mantiene la proprietà sino ai primi del XX secolo.<br>Subentrarono poi i Treves de’ Bonfili, e nel 1964 la villa e le adiacenze vengono acquistate dall’Ente Ville Venete, che aliena il bene nel 1974 al Prof. Giampiero Bozzolato, oggi gestita e curata dall’Ass. ViviLa Villa Roberti.<br></p> <p><b>Il Parco e il Bosco<br></b>Il Bosco, recentemente restaurato, grazie all’aiuto del Comune di Brugine, è oggi visitabile. Al suo interno percorsi botanici e dedicati ai bambini.<br>Si ha una prima notizia della sistemazione di terreno a giardino, attraverso la lettura di una polizza del 1615 riferita a Girolamo Roberti, figlio di Francesco. Nel 1668 e nel 1771, sempre dalla lettura di antichi documenti, sappiamo che il giardino occupa la dimensione di un campo padovano.<br>La Guida di Padova e Provincia del 1842, sottolinea che il giardino del Marchese Domenico de Lazara a Brugine “fu tra i primi della nostra provincia a dare l’esempio dei giardini che si ad domandano inglesi”.<br>In realtà il parco all’inglese vero e proprio si deve datare al 1830, cioè quando erano già stati progettati e in via di realizzazione alcuni dei più importanti giardini jappelliani, quali Treves de’ Bonfili a Padova, Cittadella,Vigodarzere a Saonara e Meneghini a Battaglia Terme. E’ scomparso gran parte dell’originale assetto compositivo, resta inalterata l’estensione della superficie del parco e del brolo, nel quale sono ancora presenti le serre e la peschiera, coperta dal boschetto di noccioli.<br>Esistono ancora sparsi qua e là tra il verde, reperti di antichi manufatti in mattoni, due statue di putti, e nella zona a mezzodì, la lapide voluta da Giuseppe Salom.<br>Meritano attenzione la particolare selezione di rose, che si trovano lungo il Parco e i giardini della Villa<br></p> <p><b>La Villa e la famiglia Roberti<br></b>Villa Roberti è testimonianza delle origini e dello splendore del Rinascimento pittorico e architettonico veneto.<br>La famiglia Roberti era una delle più influenti di Padova per il prestigio degli incarichi diplomatici e per l’enorme ricchezza accumulata grazie all’attività di banchieri.<br>Attorno al 1544, il canonico Girolamo commissionò all’architetto Andrea da Valle l’edificazione del complesso monumentale destinato a diventare la dimora dei Roberti, sopra le fondamenta del medievale Castello dei Maccaruffo, di cui tutt’ora rimane la Torre e il pozzo gotico antistante la Barchessa.<br>Andrea da Valle, coevo di Palladio e Falconetto, celebre per i suoi interventi a Santa Giustina in Prato della Valle e al Duomo di Padova, terminò i lavori nel 1553. Contemporaneamente un gruppo di pittori provenienti da Verona – Zelotti, Fasolo ed altri – attorno al 1550, fu chiamato ad affrescare i muri esterni e i saloni interni della Villa.<br></p> <p><b>La Torre del castello dei Maccaruffo<br></b>La Torre trecentesca assieme al pozzo davanti alla barchessa sono tutto ciò che resta del Castello dei Maccaruffo, sulle cui rovine fu costruita la villa. Sulla torre sono ancora visibili tracce di affreschi con lo stemma dei Carraresi, a cui i Maccaruffo restano fedeli fino alla sconfitta. Nei secoli successivi la torre fu adibita a colombara, ma grazie a recenti restauri è stata riportata alla sua bellezza originaria,ed attualmente è adibita ad appartamento.<br></p> <p><b>La barchessa</b><br>La barchessa risale alla fine del ‘400 ed è un tipico esempio di architettura funzionale all’attività agricola della villa. Al suo interno si trovano due grandi camini rinascimentali, il portico cadenzato da otto archi poggia su colonne ingentilite da capitelli con lo stemma dei Roberti.<br></p> <p><b>Gli affreschi del Rinascimento</b><br>I Dipinti a fresco delle sale e delle mura esterne della Villa sono certamente tra i primi lavori eseguiti dal gruppo di artisti veronesi. Realizzati dal 1550, furono eseguiti da GiovanBattista Zelotti, Paolo Veronese e Antonio Fasolo.<br>La famiglia Roberti, raffigurata nelle due scene di vita nella loggia, accoglie il visitatore che, attraverso il vestibolo delle Grottesche e dei Paesaggi (la Laguna e i Colli Euganei) accede al sontuoso Salone del Piano Nobile, caratterizzato dal soffitto decorato alla sansoviniana. Zelotti, affresca otto scene mitologiche tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, che narrano degli amori tra divinità e mortali. Risultano interessanti le figure dei Giganti e delle Virtù delle sovrapporte e l’episodio di Venere e Adone.<br>Al piano superiore troviamo lo Studiolo, decorato dagli affreschi Amor sacro e amor profano eseguito da Zelotti ed artisti veronesi.<br>La finta tappezzeria a maglie, ad imitazione di un damasco broccato, oro e argento, che decora le altre stanze rappresenta il primo esempio di una serie di repliche del modulo disegnativo che Paolo Veronese utilizzerà in tessuti dipinti nelle proprie tele a partire dal 1552 (figura della Giustizia di Soranza) a conferma di una continuità di moduli decorativi utilizzati.<br>Le storie narrate negli affreschi servivano da monito e da esempio alla coppia di giovani sposi, Francesco e Lucia Roberti, ai quali era stata destinata la villa.<br>Al pian terreno è visitabile la cucina antica con il camino, e il pavimento ancora con l’originale inclinazione, che serviva a far defluire le acque, e la stanza del pozzo con le fondamenta del castello medioevale e la cisterna.<br></p> <p><b>Gli stucchi del Settecento</b><br>Nella prima metà del Settecento vennero apportati alcuni cambiamenti per volere di Girolamo Frigimelica per trasformare la villa da azienda produttiva a luogo di villeggiatura.<br>Risalgono a quel periodo gli eleganti stucchi settecenteschi che impreziosiscono le altre sale del piano nobile – la Sala da Pranzo, la Sala della Musica, la Quadreria – e la deliziosa cappella interna, opera del Frigimelica (1707). Nel 1786 il complesso passa per via testamentaria al Alvise Selvatico, successivamente ai de Lazara. Quindi nel 1859 ai Breda ed infine nel 1861 alla famiglia Salom, ai primi del Novecento subentrano i Treves de’Bonfili..</p>
APERTA ogni prima domenica del mese dalle 8:00 alle 18:00 in occasione del Mercatino <br>VISITE GUIDATE: giorno del mercatino: alle 11:00 – 15:00 o su prenotazione tutti i giorni, minimo 4 persone
Villa Roberti, Frigimelica, Bozzolato - Villa Roberti <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500000476
Villa Miari De Cumani
<p>Il complesso sorge su una preesistenza trecentesca, probabilmente una casa-torre fortificata, di cui restano tracce nelle murature, nella recinzione merlata e nella base della torre colombara nell’angolo sud-est. L’impianto attuale si sviluppa nel Cinquecento, quando vengono realizzate le casette a schiera a ovest della corte, che fanno ipotizzare una possibile presenza monastica legata agli Olivetani attivi a Sant’Elena dal Quattrocento.</p><p>Oltre alla villa, la corte, la colombara e il brolo, il complesso includeva anche una peschiera e una barchessa in cotto di fine XVI secolo, caratterizzata da una lunga sequenza di arcate a pieno sesto su pilastri e lesene. La chiesa, collocata tra l’ingresso signorile e quello di servizio, risale tra Seicento e Settecento.</p><p>Nel 1857 l’intero insieme fu riorganizzato da Achille Casanova, che trasformò il brolo in un parco romantico di circa 8 ettari su progetto di Osvaldo Paoletti: vi si trovano ninfei, grotte, un’edicola dedicata a Cavour, un mulino e un villino svizzero per il giardiniere. In questo periodo vennero aggiunte serre e limonaia collegate alla colombara.</p><p>La facciata del corpo padronale fu rielaborata in gusto rinascimentale, mantenendo il portale gotico, mentre gli interni vennero decorati con finti stemmi, drappi e motivi zodiacali nel salone principale e nella “Sala dei Ventagli”.</p>
<p>Da martedì a domenica : 14:30 - 19:30</p> <p>Su prenotazione: 328.2859215</p>
<p>Parco + Villa - 10,00 euro a persona: visita guidata interni + visita libera parco con mappa.<br>Solo Parco - 7,00 euro a persona: visita libera del parco con mappa.</p><p>Si suggerisce di verificare sempre l'attualità dei prezzi contattando il n° +39 328 285 9215</p>
<p>Villa Miari De Cumani<br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500002853</p>
Palazzo delle Contesse
<p> Situato nel centro storico di Mel a Borgo Valbelluna, il Palazzo delle Contesse è stato eretto nel XVII secolo da Adriano del Zotto, un ricco mercante veneziano. Il nome "delle Contesse" deriva dalla vita sentimentale di Adriano che in prime nozze sposò la contessa Elisabetta Papadopoli e in seconde nozze la contessa Elisabetta Tiepolo entambe appartenenti alla nobiltà veneziana.</p><p>Nel XVIII secolo, il palazzo fu acquistato dalla famiglia Contarini, una delle famiglie più importanti di Venezia. I Contarini ristrutturarono il palazzo e lo decorarono con affreschi e mobili antichi. Nel XIX secolo, il palazzo fu acquistato dalla famiglia De Marchi, che lo utilizzò come residenza privata. In seguito passò al Comune di Mel.</p><p>Il palazzo è un esempio di architettura residenziale urbana veneta, a tre piani, con una facciata in pietra e un cortile interno. Al suo interno ospita una serie di affreschi e decorazioni, tra cui un affresco del pittore Antonio Bettio che raffigura la "Vittoria dell'Aurora sulla Notte" e che si trova nel salone principale del palazzo e raffigura la dea Aurora che sconfigge la dea Notte.</p><p> Il Palazzo delle Contesse è oggi un centro culturale che ospita mostre, concerti e altri eventi. È anche sede del Museo Civico Archeologico di Borgo Valbelluna. </p>
<p>Palazzo “delle Contesse”<br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500003523</p>
Villa Gualdo, Valmarana, Vendramin Calergi ora Palazzo Comunale
<p> <br></p><p>Nel cuore della campagna veneta sorge un capolavoro architettonico progettato da Giuseppe Gualdo: <b>Villa Gualdo, Valmarana, Vendramin Calergi ora Palazzo Comunale,</b> una dimora imponente, con corpo centrale su quattro piani affiancato da due ali simmetriche. L'eleganza e la maestosità dell’edificio sono esaltate dalle tre scale scenografiche e dagli accessi laterali. Tra le eccellenze custodite spicca lo splendido lavabo cinquecentesco dell’atrio, attribuito alla bottega dei maestri palladiani Giovanni Di Giacomo da Porlezza e Girolamo Pittoni da Lumignano. Nel salone nobile, oggi sala consiliare, cinque porte con cimasa orizzontale incorniciano busti in stucco di imperatori romani, probabilmente di epoca neoclassica. La villa accoglie anche opere di U. Coromaldi e Luigi Tarra, doni del Marchese Giuseppe Roi, e ospita una mostra permanente dedicata ad Antonio Fogazzaro. Il contesto architettonico è arricchito dalla Chiesetta degli Eroi (1832), con un dipinto di G. Busato, e dall’ex convento di San Marco, oggi della diocesi di Padova, dove Fogazzaro scrisse il racconto <i>Pereat Rocus</i>.</p><p><br></p>
Villa Caprera
Villa Moresco, Serena (Villa Caprera) - Villa Caprera<br> Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500004021
Villa Ferramosca, Sesso, Beggiato, Monti, Berti
<p><b>Villa Ferramosca, Sesso, Beggiato, Monti, Berti</b> sorge sulle antiche fondamenta di un castello medievale del territorio di Barbano, nella campagna vicentina. Le ricerche storiche e architettoniche confermano che, nel 1565, il celebre giurista Girolamo Ferramosca commissionò la costruzione della villa agli architetti <b>Giandomenico e Vincenzo Scamozzi</b>, padre e figlio, protagonisti dell’architettura rinascimentale veneta. Il progetto si inserisce nel solco delle più nobili tradizioni palladiane, con un'impronta monumentale e un'eleganza compositiva che ancora oggi affascinano. La villa conobbe il suo massimo splendore tra il XVI e il XVII secolo, periodo in cui la famiglia Ferramosca — appartenente all'antica nobiltà vicentina — era proprietaria del feudo di Barbano e di numerose altre tenute nella provincia di Vicenza. Nota per il gusto raffinato e l'alto profilo culturale, la casata ottenne nel Seicento anche l’ambito titolo di nobiltà veneziana. Attraverso una sapiente politica matrimoniale, i Ferramosca si unirono ad altri importanti lignaggi locali, consolidando ulteriormente ricchezza e influenza. Alla fine del Settecento, con l’estinzione della famiglia, la villa passò prima ai Sesso e successivamente agli Antoni Zaccaria, per poi essere acquisita dagli ultimi nobili residenti: i Beggiato. Oggi, dopo decenni di incuria, la villa sta vivendo una nuova stagione di rinascita grazie a un'imponente opera di restauro strutturale e architettonico, volta a riportarla allo splendore originario. L’intervento di recupero, curato con passione e rigore filologico dagli attuali proprietari, mira a valorizzare non solo l’edificio principale, ma anche tutte le pertinenze della villa, interpretandole come elementi integrati in un progetto culturale e sociale più ampio. L’obiettivo è quello di restituire al territorio un luogo identitario, capace di raccontare la storia, l’arte e l’ingegno che hanno segnato secoli di vita rurale ed aristocratica.</p><p> </p><p> </p><p><b>Contatti e Visite</b></p><p> </p><p>Villa Ferramosca è visitabile su appuntamento, compatibilmente con i lavori di restauro in corso e nel rispetto delle normative di sicurezza previste.<br><b>Per appuntamenti: (+39) 349 3531847</b></p><p><b></b><br></p>
<p>Villa Ferramosca, Sesso, Beggiato, Monti, Berti è <b>visitabile su appuntamento</b>, compatibilmente con i lavori di restauro in corso e nelle modalità previste dal piano di sicurezza. </p><p><i></i>Referente: Alberto Marzaro </p><p>Telefono: <b>349 353 1847</b></p><p>E-mail: <b>alberto@marzaro.net</b></p><p><br></p><p><br></p>
Villa Ferramosca, Sesso, Beggiato, Monti, Berti - Villa Ferramosca, Sesso, Beggiato. <br>Nr. Catalogo IRVV (Istituto Regionale Ville Venete): A0500001452